Il benessere passa per il tempo libero

La Generazione Z punta all’indeterminato in una grande azienda. Ma lo stipendio è secondario rispetto al tempo libero

 

Secondo i dati raccolti dall’azienda di workflow digitali ServiceNow in uno studio condotto da Opinea nell’ottobre 2021 e diffuso circa due mesi dopo, i giovani italiani della Generazione Z, nello specifico relativamente alla fascia dai 18 ai 25 anni, ambiscono nel loro futuro a un contratto a tempo indeterminato. In una grande azienda, per quanto riguarda l’entità dell’organizzazione.

 

Nello specifico, a scegliere il contratto a tempo indeterminato sono soprattutto donne e persone che risiedono nel Centro Italia. In totale, si tratta del 53% delle persone intervistate. In seconda posizione si collocano i contratti a tempo determinato, scelti dal 18% delle persone e, a seguire, il lavoro come freelance (17%) e come stagionale-interinale (6%). A scegliere una multinazionale è il 39% delle persone coinvolte nello studio mentre il 20% ha dichiarato che vorrebbe lavorare nelle Piccole e medie imprese (PMI) e il 17% in una startup.

 

I giovani chiedono alle aziende una tecnologia semplice e intuitiva

 

Passando al grado di tecnologia presente in azienda, per la stragrande maggioranza della Generazione Z si tratta di un aspetto imprescindibile: il 91% ritiene fondamentale la presenza delle nuove tecnologie sul luogo di lavoro. In aggiunta, l’auspicio è che si tratti di strumenti digitali professionali intuitivi e di facile accesso, esattamente come quelli utilizzati regolarmente nella vita quotidiana. Per quanto concerne invece lo stipendio il 56% delle persone si è dichiarato disposto a guadagnare di meno con l’obiettivo di poter sfruttare maggiormente il tempo libero. Di questa percentuale il 15% sono uomini mentre l’8% sono donne. L’area geografica più favorevole a far pendere l’ago della bilancia dalla parte del tempo per sé è ancora una volta il Centro Italia.

 

“I giovani sembrano non aver cambiato molto i loro desiderata circa il futuro del lavoro rispetto alle generazioni passate, ma anche un altro dato è importante, ovvero il fatto che vogliano lavorare in aziende tecnologiche che mettono a disposizione strumenti facili da utilizzare e intuitivi, oltre che rispettose della società”, ha dichiarato il Responsabile ServiceNow Italia Filippo Giannelli commentando i dati. Per questa ragione, sottolinea il manager, è importante che le aziende, per non rimanere indietro nella cosiddetta ‘guerra dei talenti’, portino a compimento il prima possibile la loro trasformazione digitale.

 

La reputazione è tutto

 

Altri aspetti emersi nella ricerca riguardano, per esempio, la modalità di lavoro e l’impegno delle aziende sui temi sociali. Il modello preferito di organizzazione del lavoro è quello ibrido, scelto dal 55% del campione. Per il lavoro in sede il 34% del gruppo di studio ha dichiarato di preferire un ufficio individuale, al quale fanno seguito gli open space (30%) e gli spazi di co-working (14%). Sul fronte priorità, il 37% delle persone intervistate ha scelto la retribuzione e i vantaggi materiali come criterio preferenziale nella scelta di un’azienda nella quale iniziare o proseguire a lavorare. L’immagine dell’organizzazione trasmessa attraverso canali come Internet o altri media digitali è importante per il 92% del campione, che individua quindi nella reputazione un elemento chiave del proprio percorso professionale. In questa macro area rientra anche l’impegno in ambito sociale dell’azienda, ritenuto importante dal 22% del campione.

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