Il possibile futuro dei buoni pasto… e dei consumi

Se la platea di beneficiari dei buoni pasto raddoppiasse, l’impatto sui consumi a livello nazionale sarebbe del +2,3%. E sul Pil del +0,8%. Ma serve più dialogo tra istituzioni e aziende

 

La crisi economica determinata dalla pandemia da Covid-19 sta avendo impatti molto negativi sulle condizioni sociali di milioni di italiani. Le previsioni d’estate della Commissione europea indicano per l’Italia un calo del Pil nel 2020 pari all’11,2% (e del 6,1% nel 2021), mettendoci al primo posto nell’infelice classifica dei Paesi più penalizzati dall’impatto economico dell’emergenza sanitaria. Una grave prospettiva che rischia di diventare anche emergenza alimentare.

 

Per fronteggiare questa eventualità, una delle azioni intraprese da aziende ed enti nei mesi scorsi è stata quella di potenziare la distribuzione di buoni alimentari. I buoni spesa e buoni pasto sono strumenti largamente apprezzati e influiscono positivamente sui consumi e sull’intero sistema economico italiano: se la platea di beneficiari raddoppiasse, l’impatto sui consumi a livello nazionale sarebbe del +2,3% e sul Pil del +0,8%.

 

È quanto emerge dal Rapporto sul Welfare Aziendale firmato Up Day, smart company che opera nel mercato dei servizi alle imprese e alla persona quali buoni pasto e piani di welfare aziendale, e dall’istituto di ricerca Tecnè.

 

I vantaggi per tutto il sistema economico

 

La quasi totalità dei lavoratori intervistati, infatti, asserisce che preferirebbe avere 2mila euro l’anno in buoni pasto o buoni spesa, non tassati e spendibili per un ampio pacchetto di beni di prima necessità, piuttosto che il corrispettivo (netto tassato) di 1.200 euro in busta paga, indicato invece solo dall’11%. I motivi di questa preferenza sono il risparmio sulle spese, il vantaggio fiscale e la possibilità di avere un reddito aggiuntivo rispetto allo stipendio.

 

I benefici riguardano anche le aziende, perché la defiscalizzazione dei buoni pasto rappresenta un considerevole risparmio (la no tax area è fissata a otto euro per i buoni pasto digitali, e a quattro per i buoni pasto cartacei, secondo l’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi 2020). L’auspicio degli intervistati è che lo stesso principio possa essere applicato anche ai buoni spesa, che ne sono interessati in parte con un tetto annuo di 258,23 euro. Per il 45,9% delle imprese del sondaggio, inoltre, i buoni alimentari migliorano l’umore e la produttività dei dipendenti, e per il 19,6% aumentano la percezione della reputazione aziendale.

 

L’Osservatorio sottolinea poi che, nonostante sia alto l’apprezzamento dei buoni pasto e buoni spesa da parte delle aziende e dei lavoratori che li hanno, solo il 27,5% degli intervistati ne usufruisce. Incrociando, quindi, i dati estremamente positivi sui vantaggi del welfare aziendale, con le evidenze di una diffusione che ha ancora un ampio margine di crescita all’interno del tessuto economico italiano, emerge l’enorme potenziale di queste tipologie di strumenti. A fronte di una crescita ulteriore in termini di utilizzo, infatti, la curva di benessere e consumi dell’intero paese potrebbe crescere in maniera importante.

 

Serve più dialogo tra Stato e welfare aziendale

 

I risultati della ricerca non sono stati ancora accolti a livello istituzionale: “Al momento hanno altre priorità, ma in questo periodo di incertezza economica causato dalla crisi Covid-19 va sottolineato come i buoni pasto e i buoni spesa siano più che mai uno strumento utile per il sostegno alle famiglie”, sostiene Maria Cristina Bertolini, Direttore Generale e Vice Presidente Up Day. “Dati della ricerca alla mano, vogliamo stimolare alla riflessione e sottolineare la rilevanza che un intervento delle istituzioni potrebbe avere a favore di tutto il sistema”.

 

Stato e imprese, quindi, sono chiamate a recepire e sostenere diversi cambiamenti nel paradigma del mondo del lavoro, dello Smart working e del welfare aziendale. Bertolini racconta come in Up Day stiano osservando a qualche mese due diversi trend di scelta nei piani di welfare aziendale.

 

Il primo verso servizi fruibili da remoto come delivery ed ecommerce, per contribuire a garantire il distanziamento sociale, ma anche corsi di formazione online per adulti e ragazzi con il conseguente inserimento di prodotti tecnologici come tablet e Pc, anche nell’ottica della nuova scuola digitale; il secondo verso l’area dell’assistenzialismo per le categorie più fragili, genitori e figli, con la richiesta di figure come colf e babysitter, che conferma un bisogno sempre più forte di aiuto alla genitorialità.

About the Author /

elisa.marasca@este.it