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La felicità come valore sociale ed economico

I dati che ogni anno dal 2012 offre il World Happiness Report promosso dall’Onu sono ben più di un indicatore della percezione di felicità dei cittadini. Offrono spunti per agire in vista del benessere collettivo.

 

Tradizione, cultura e rapporto con il territorio sono la base della felicità. Ma quali sono i Paesi più felici? A rivelarlo è il World Happiness Report stilato dalla Sdns (Sustainable development solutions network) della Columbia University sulla base di dati Gallup, che oltre a fare il punto sul tasso di felicità a livello mondiale, redige ogni anno la classifica delle nazioni con il più alto tasso di felicità, esaminandone la percezione nei cittadini di 156 Stati.

 

Dai dati emerge che i Paesi dove i cittadini vivono più felici sono quelli del Nord Europa. Al primo posto della Finlandia, seguono infatti Danimarca, Norvegia, Islanda, Olanda, Svizzera, Svezia, mentre, tra i Paesi extraeuropei, ci sono Nuova Zelanda e Canada. In generale, però, si assiste a un calo medio della felicità, in particolar modo nei continenti asiatico e africano e in Sudamerica: in Siria, Malawi, Yemen, Ruanda, Tanzania, Afghanistan, Sud Sudan, Venezuela si è verificato il calo più rilevante determinato dall’insorgere o dal perdurare di problemi economici, politici e sociali.

 

Sviluppare la felicità sociale

 

E l’Italia? Il nostro Paese, invece, anche se rimane in una posizione bassa tra i Paesi europei, può guardare con ottimismo, ed è passato dal 47esimo posto del 2018 al 36esimo del 2019.
“Viviamo in un momento di transizione verso una nuova era e questo genera incertezza. Ecco dunque che la felicità sociale è più rilevante che mai, non solo per noi, ma anche per le prossime generazioni”, ha spiegato Andrea Illy in occasione della Giornata mondiale della Felicità.

 

La celebrazione è stata istituita per il 20 marzo dall’Assemblea Generale dell’Onu e nel 2019 è giunta all’ottava edizione: quest’anno al centro dell’attenzione c’è stato il tema del valore sociale della felicità di ogni singolo individuo, che non può essere più considerato solo come qualcosa di astratto.

 

Il Presidente di Illycaffè e membro del Consiglio di amministrazione di Fondazione Ernesto Illy ha inoltre precisato come sia fondamentale “diffondere la consapevolezza che le aziende sono istituzioni sociali, con il fine di creare progresso e sviluppo”: “È il modello della stakeholder company che dobbiamo far crescere in Italia”.

 

Anche Mariangela Zappia, Rappresentante Permanente d’Italia all’Onu, ha spiegato che “la felicità e il benessere delle persone rappresentano il fine ultimo e la missione di ogni società e Governo”. E nel suo discorso in occasione della celebrazione della Giornata mondiale della felicità ha aggiunto: “L’Agenda 2030 offre la cornice di riferimento più onnicomprensiva per conseguire questo obiettivo coniugando le dimensioni sociale, economica, politica e ambientale della vita individuale e collettiva”.

 

Per l’Ambasciatrice quindi dobbiamo “considerare la felicità come un prodotto della combinazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e le politiche pubbliche devono tener conto in maniera coerente di tutti i fattori sociali, economici e ambientali che incidono sul benessere della persona”. E guardando all’Italia ha concluso: “Lo stile di vita italiano, combinando difesa dei diritti e delle libertà fondamentali con un patrimonio di arte, cultura e con diete salutari, riflette in modo concreto la concezione di felicità cui dobbiamo fare riferimento”.

 

La ricetta per essere “più felici insieme”

 

Sulla scorta del tema centrale del World Happiness Report 2019, denominato Happier Together, ossia “più felici insieme”, bisogna focalizzare, anche in Italia, l’attenzione su quello che accumuna le persone e non su ciò che le divide. In particolar modo per quanto riguarda la partecipazione collettiva, che oramai avviene anche attraverso l’uso di Internet. I media digitali offrono un altissimo numero informazioni che, indica l’economista Jeffrey Sachs, “i Governi, le comunità e le aziende dovrebbero utilizzare come indicatori per mettere in pratica nuove politiche finalizzate a superare le fonti di infelicità”, che sono sempre più evidenti e tracciabili grazie ai Big data.

 

Anche per questo l’associazione inglese Action for Happiness, che conta più di 60mila iscritti ed è attiva in Italia dal 2017, diffonde un programma individuale e collettivo attraverso cui raggiungere la felicità, facendo scoprire come un approccio diverso alla vita aiuti a essere più felici e in armonia con gli altri e con l’ambiente circostante. Individua 10 chiavi per una vita felice che prevedono azioni verso gli altri e verso se stessi.

Seguendo l’acronimo inglese Great Dream, ecco le 10 chiavi: Giving (dona, fai qualcosa per gli altri); Relating (relazionati agli altri); Exercising (prenditi cura del tuo corpo); Awareness (sii “presente” nella vita); Trying out (continua a imparare); Direction (identifica i tuoi obiettivi); Resilience (allena la tua resilienza); Emotions (focalizzati sul positivo); Acceptance (accettati, sii a tuo agio con te stesso); Meaning (dai senso alle tue azioni).
Perché in fondo, ce lo insegna Johann Wolfgang Goethe: “Vuoi vivere felice? Viaggia con due borse, una per dare, l’altra per ricevere”.

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marco.bosio@tuttowelfare.it