La tecnologia al servizio del benessere in azienda
Business colleagues working and analyzing financial figures on a digital tablet

La tecnologia al servizio del benessere in azienda

Secondo il più recente sondaggio della società di consulenza e ricerca statunitense Sapient Insights Group, nel 2022 il 28% delle organizzazioni prevede di aumentare gli investimenti in tecnologie HR

 

Come avvenuto in molti settori, anche per le Risorse Umane la pandemia ha fornito l’incentivo per adottare strumenti che già erano a disposizione del mondo del lavoro, ma che non erano mai stati sfruttati appieno prima d’ora. Negli ultimi due anni il digitale, nelle sue sfere d’intersezione con il mondo del lavoro, ha cambiato in particolare la Direzione del Personale influendo, tra gli altri aspetti, sul modo in cui sono coinvolte, assunte e supportate le persone.

 

La tecnologia nei processi di recruiting e nella ricerca di talenti era presente ben prima della pandemia, che ha però determinato una netta accelerazione nel modo in cui essa è utilizzata nelle Risorse Umane. Anche se, guardando al futuro, non tutte le aziende sono intenzionate a proseguire lungo questa direzione.

 

Secondo il più recente sondaggio della società di consulenza e ricerca statunitense Sapient Insights Group, nel 2022 il 28% delle organizzazioni prevede di aumentare gli investimenti in tecnologie HR più lungimiranti e non tradizionali, come strumenti e infrastrutture per il lavoro a distanza, mentre il 15% delle aziende intervistate prevede invece di ridurre la spesa per la tecnologia HR tradizionale in media del 23%.

 

Calare la virtualità nella realtà

 

Dal punto di vista di Chris Michalak, CEO della piattaforma di soluzioni tecnologiche Virgin Pulse, le prossime sfide del settore riguardano la gestione del processo di onboarding in un mondo altamente virtuale e l’offerta e l’erogazione di benefit in modo più centralizzato. Primaria è anche la capacità di creare un’esperienza culturale coesa per i nuovi membri di un team utilizzando la virtualità. Inoltre, le imprese sono destinate a fare molto più affidamento sulla tecnologia per presentare le loro offerte legate a welfare e wellbeing, facendo riferimento a canali virtuali per illustrare alle persone cos’hanno a disposizione per gestire le loro esigenze di salute fisica e mentale.

 

“In passato, le aziende contavano su risorse come cliniche sanitarie in loco e attività di beneficenza per interagire con le persone, ma questa modalità sta per scomparire”, ha ribadito Michalak. Ora però ci sono gli spazi virtuali: “Le Risorse Umane si devono concentrare maggiormente su quale sia il posto giusto per incorporare la tecnologia e su come consentire alle persone di utilizzarla in modo davvero efficace”.

 

La definizione di che cosa significhi attrarre e trattenere talenti diversi è cambiata in un ambiente digitale e la proliferazione della tecnologia ha creato nuove opportunità, legate per esempio al bacino di persone alle quali un’azienda è in grado di attingere, spesso spingendo nella direzione dell’internazionalità. La carenza di manodopera indotta dalla pandemia ha portato alla luce una quantità per anni trascurata di talenti precedentemente poco presi in considerazione: un buon numero di candidati era stato sistematicamente ignorato negli scenari di assunzione tradizionali e ora che lo Smart working ha assunto dimensioni di massa sono entrati in campo. Tra questi, non solo persone geograficamente distanti, ma anche persone con disabilità o malattie croniche per le quali recarsi presso spazi di lavoro fisici risultava estremamente difficile.

 

La tecnologia al servizio delle pari opportunità

 

Se alcune barriere sono state assottigliate altre sono tutte ancora presenti e la discriminazione nel recruiting è un fenomeno da affrontare. In media, le candidature delle persone con un nome che fa pensare a possibili origini non occidentali hanno ricevuto meno attenzione rispetto a persone con profili simili, ma con un nome legato invece a un immaginario ‘bianco’: lo conferma un recente studio di economisti dell’Università di Berkeley e dell’Università di Chicago secondo i quali le telefonate e le email ricevute da quest’ultima tipologia di candidato sono state di più. Sempre più aziende, però, stanno cercando di utilizzare gli strumenti a loro disposizione per superare il problema. LinkedIn, per esempio, ha lanciato una funzione che nasconde il nome e il volto di un candidato nel tentativo di raggiungere le comunità sottorappresentate.

 

La tecnologia ha assunto maggior peso anche nell’ambito del benessere mentale. Davanti a effetti come il generale aumento di stress e ansia e le difficoltà riportate da molte persone nell’individuare un netto confine tra lavoro e vita privata, secondo un recente sondaggio della società di consulenza Deloitte c’è stata una crescita del 154% nella fruizione di offerte di telemedicina messe a disposizione del personale a tutela della salute mentale. Alcune aziende hanno incluso tra i benefit proposti anche applicazioni di terapia, meditazione e benessere e in alcuni casi l’accesso a un orto virtuale.

 

Fonte: Benefit News

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