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Le questioni irrisolte del welfare aziendale

A tre anni di distanza dalla prima uscita del 2016, il libro di Luca Pesenti, Il welfare in azienda – imprese ‘smart’ e benessere dei lavoratori, si aggiorna. E torna con nuovi quesiti.

 

Si è aperta da tempo una nuova stagione del welfare aziendale. A tre anni di distanza dalle novità fiscali della legge di Stabilità 2016, il welfare si è diffuso a macchia d’olio – anche se non sempre con successo – e sono nati decine di provider (gli operatori specializzati nella gestione di piani di welfare per le imprese) che hanno sviluppato un nuovo mercato (in questa fase è in corso un assestamento dei player della consulenza del settore).

 

È quindi uno scenario del tutto inedito quello che stiamo affrontando in ambito welfare aziendale. E per questo Luca Pesenti, Professore Associato di Sociologia Generale presso l’Università Cattolica di Milano, ha deciso di aggiornare il suo libro Il welfare in azienda – imprese ‘smart’ e benessere dei lavoratori, apparso in libreria per la prima volta nel 2016, proprio all’indomani del momento in cui il welfare stava vivendo la sua prima fase di sviluppo e le aziende iniziavano a fare i conti con le novità fiscali promosse dal Legislatore.

 

Nel mezzo delle due edizioni del volume – presentato in anteprima da Tuttowelfare.info il 20 novembre 2019 con un’intervista del Caporedattore di Tuttowelfare.info Dario Colombo a Pesenti trasmessa via webinar (clicca qui per partecipare all’evento) – c’è stata la fase ‘esplosiva’ del welfare, con migliaia di aziende che si sono interessate al tema e che ancora oggi seguono con interesse gli aggiornamenti normativi, ma pure i numerosi studi di esperti del settore per trasformare lo strumento di benessere in leva per il benessere organizzativo.

 

Tempo di riposizionamento per gli attori del mercato

 

Già l’introduzione della nuova edizione del libro offre una panoramica storica dell’evoluzione del welfare, con interessanti spunti di riflessione, poi approfonditi nei dettagli nei quattro capitoli in cui è suddiviso il volume (“La fatica del welfare: catalogo dei bisogni sena risposta”; “Il welfare e l’azienda: nuova cultura, nuove relazioni industriali”; “Regole, strumenti e soggetti del welfare aziendale”; “Il welfare aziendale dopo il ‘Big bang’”) cui si somma la conclusione con un approfondimento sul welfare aziendale responsabile e l’appendice sugli aspetti fiscali curata da Eugenio De Chiara dello Studio Bernoni Grant Thornton), che riassume i contenuti della normativa tenendo conto di tutte le novità intervenute in questi anni.

 

Che ci sia grande interesse in merito al welfare – non solo da parte degli addetti ai lavori – è testimoniato dall’intervento di Papa Francesco che in un’intervista del 2018 indicava proprio il welfare aziendale come uno dei modi per perseguire uno sviluppo integrale capace di rimettere al centro la persona e la famiglia.

 

Tuttavia, dopo circa tre anni di novità normative, proprio di recente si è assistito a una battuta di arresto a livello legislativo, a conferma che il welfare sta oggi affrontando nuove sfide. Una su tutte è il tema del rischio che il welfare pubblico, per come lo conosciamo, lasci sempre più spazio a quello privato promosso in seno alle aziende, generando quindi profonde diseguaglianze nell’accesso ai servizi.

 

E ancora, non s’è affievolita – anzi forse si è pure acuita – la tematica relativa ai mancati introiti fiscali a fronte di servizi di welfare che, pur considerati come tali dal Legislatore, non rispondono alle esigenze sociali di base.

 

La Direzione HR alla ricerca di soluzioni innovative

 

Tra i temi affrontati dal libro c’è quello legato al cambiamento culturale, alla base della nuova stagione del welfare aziendale. Non si tratta solo di conoscere gli strumenti messi a disposizione dei lavoratori – per esempio le piattaforme – quanto di avere piena coscienza del potenziale del welfare.

 

È un ambito nel quale sono chiamati a partecipare vari soggetti, tra cui i responsabili del Personale, ma pure i provider che propongono i servizi e i sindacati, che possono partecipare attivamente alla realizzazione dei piani di welfare in rappresentanza dei lavoratori (per le sigle sindacali è anche l’occasione per ritagliarsi un nuovo ruolo in una fase di stanza della rappresentazione).

 

Ogni attore è dunque coinvolto nel processo, dando il proprio contributo. Di certo la Direzione HR gioca un ruolo decisivo e spesso anche in modo innovativo. È il caso, citato nel libro, di Zobele Group, principale produttore mondiale per fatturato di dispositivi per l’air care, che per promuovere il piano di welfare (iniziato nel 2015, quindi prima della ‘rivoluzione’ della legge di Bilancio del 2016), ha messo a disposizione dei dipendenti dell’headquarter di Trento (300 persone) una ‘facilitatrice’ che garantisce un’interfaccia con i lavoratori sia dal punto di vista informativo sia sul piano tecnico della gestione della piattaforma.

 

Insomma, il libro di Pesenti è un’interessante panoramica sullo stato dell’arte del welfare aziendale, che fornisce gli strumenti per comprenderlo partendo proprio dalla sua nascita e dal suo sviluppo; è un volume certamente utile per gli addetti ai lavori della Direzione del Personale, ma è accessibile anche a chi vuole approfondire la tematica, visto il linguaggio volutamente scevro di eccessivi tecnicismi scelto dall’autore.

 

Ma è soprattutto un libro che si inserisce in un dibattito ancora aperto e che riguarda tutti, non solo gli attori del welfare.

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