Paese che vai, congedo (parentale) che trovi

Solo il 16% dei Paesi a livello globale prevede un periodo di congedo parentale della durata di circa un anno o superiore. L’Italia va nella giusta direzione, ma c’è ancora molto da fare

 

La maggior parte dei Paesi a livello mondiale è sempre più attenta alla conciliazione tra vita familiare e professionale, non solo attraverso forme di welfare, ma anche agendo a sostegno dei genitori con congedi di maternità e paternità. Esistono tuttavia alcune realtà in cui il periodo è particolarmente breve, o addirittura inesistente.

 

Lo conferma l’indagine condotta dallo studio Toffoletto De Luca Tamajo, specializzato in Diritto del Lavoro e sindacale per le imprese, che ha analizzato le normative di 40 Paesi di tutto il mondo, valutando la durata dei congedi parentali e gli oneri per il datore di lavoro. Iniziando dall’Unione Europea, la direttiva comunitaria sul work-life balance del 4 aprile 2019 ha fissato in 10 giorni il periodo minimo di astensione dal lavoro per i neopapà, e un limite minimo di questa astensione di quattro mesi per ciascun genitore. Gli anni concessi ai Paesi europei per adeguarsi sono tre, quindi entro il 2022.

 

In Italia, attualmente, il congedo parentale viene tradizionalmente definito “maternità facoltativa”: “In questo termine c’è già un problema, perché fa capire che lo strumento è utilizzato prevalentemente dalle madri e non dai padri, come possibilità di allungare il congedo di maternità obbligatoria”, dichiara Elena Barazzetta, ricercatrice del progetto “Percorsi di secondo welfare”, consulente specializzata nel welfare e nella conciliazione vita-lavoro e autrice del libro Genitori al lavoro, il lavoro dei genitori (ESTE, 2019) 

 

“Bisognerebbe partire dal concetto culturale della divisione equa della cura dei figli tra i genitori all’interno della famiglia, che ancora in Italia non c’è”, aggiunge l’esperta, evidenziando come all’interno delle aziende gli uomini non si sentano spesso legittimati a usufruire di alcune agevolazioni legate alla cura dei figli per fattori culturali, anche se ne avrebbero diritto.

 

La legge italiana verso la giusta direzione, ma c’è ancora molto da fare

 

Il congedo parentale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) viene concesso a lavoratori e lavoratrici dipendenti, è garantito a entrambi i genitori e può essere non continuativo. Si tratta di un congedo facoltativo che può essere richiesto nei primi 12 anni di vita del bambino. Questo congedo spetta ai genitori naturali, adottivi e affidatari, o nel caso di ingresso del minore nella famiglia (in questo caso senza andare oltre il raggiungimento della maggiore età).

 

Il congedo per i genitori, salvo casi particolari, ha una durata massima di 10 mesi, considerati complessivamente sia per la madre che per il padre. I padri possono richiedere il periodo di congedo contemporaneamente a quello obbligatorio delle madri.

 

La retribuzione durante il periodo di congedo facoltativo è fissata al 30% della retribuzione giornaliera media nei primi sei anni. Dai sei agli otto anni è prevista sempre una indennità del 30% sulla retribuzione solo nel caso in cui vengano rispettati ulteriori requisiti di reddito. Dagli otto ai 12 anni, invece, non è prevista alcuna indennità e il congedo quindi, nel caso di entrambi i genitori, non viene pagato.

 

Il congedo è fruibile anche ad ore, secondo quanto stabilito dalla Legge 228 del 24 dicembre 2012, che rimanda alla contrattazione collettiva di settore l’onere di stabilire le modalità di fruizione del congedo su base oraria. In caso di mancata regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, ciascun genitore può comunque scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria, in misura non superiore alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga.

 

Il congedo di paternità prevede, in aggiunta al facoltativo, un periodo di astensione obbligatorio. La novità in questo ambito è che chi diventa padre nel 2020 ha diritto a sette giorni di congedo obbligatorio, invece dei cinque previsti fino al 2019, retribuiti al 100%. Si tratta di una delle caratteristiche del pacchetto famiglia contenuto nella legge di Bilancio 2020.

 

“Il concetto di paternità è uno strumento utile e necessario, ma che non basta a generare una cultura della genitorialità più equa, anche in azienda, tramite la flessibilità oraria”, commenta Barazzetta, secondo cui si sta andando nella giusta direzione con le misure del Family Act, cioè la legge delega che prevede una riforma degli strumenti a sostegno delle famiglie, mettendo ordine fra i sussidi attuali che nel 2021 dovrebbero confluire nell’assegno universale.

 

La maggior parte dei Paesi è sempre più attenta al work-life balance

 

Ma qual è la situazione nel resto del mondo? Secondo la ricerca dello studio Toffoletto De Luca Tamajo, il 16% dei Paesi a livello globale prevede un periodo di congedo della durata di circa un anno o superiore, e nel 38% degli Stati l’indennità pari al 100% dello stipendio è corrisposta dall’ente previdenziale. L’indagine evidenzia che sempre più Paesi riconoscono una maggiore flessibilità nella fruizione del periodo di maternità obbligatoria, consentendo di scegliere in quale misura goderne pre e post nascita, oltre ad alcuni giorni di congedo di paternità alla nascita del figlio. Si differenziano molto, però, i periodi di congedo parentale e la retribuzione. Pochi Paesi non la prevedono, mentre nella maggior parte dei casi il dipendente riceve tra l’80 ed il 100% della retribuzione dal sistema previdenziale.

 

Law Map “Congedi Parentali” a cura dell’osservatorio sul diritto del lavoro di Toffoletto De Luca Tamajo

 

Stati come Italia, Lussemburgo, Danimarca e Francia, con maternità media intorno ai cinque mesi, paternità tra cinque e 15 giorni e congedi che oscillano tra i sei e i 12 mesi e, possono essere classificati in fascia media di onerosità. In questi Paesi vi è il maggior equilibrio tra l’esigenza del lavoratore alla conciliazione vita-lavoro e quella del datore di lavoro, a cui non sono imposti obblighi troppo invasivi in materia di congedi di natura familiare.

 

Restando in area europea, a settembre 2020 in Francia è raddoppiato il tempo concesso per il congedo di paternità, diventato di 28 giorni, di cui sette obbligatori. Il provvedimento, che dovrebbe diventare effettivo dal luglio 2021, si applica anche alle coppie omosex, con la partner della madre naturale che ne ha diritto. In Svizzera, al contrario, non esiste un congedo di paternità uniformato: ci sono lavoratori che alla nascita di un figlio hanno diritto a un determinato numero di giorni liberi, ma ciò dipende ampiamente dal ramo professionale e dal datore di lavoro. Con il referendum di settembre 2020, però, sono stati approvati 10 giorni di congedo a disposizione dei futuri padri dal primo gennaio 2021.

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