Sono i nonni il nostro welfare

Il 40% dei senior made in Italy aiuta economicamente i propri figli; il 35% si prende cura dei nipoti e delle incombenze domestiche. Ma non si sentono cittadini a pieno titolo. Ciò significa che ci sono ancora ampie aree di intervento per migliorare la qualità di vita dei nostri over 65, sia con migliori misure di assistenza sia con progetti  mirati di active ageing.

 

Il perno del welfare italiano? I nonni. A dirlo è il sondaggio I Senior di oggi in Europa. Sentirsi utili per invecchiare bene realizzato dalla società di ricerca Ipsos per la Fondazione Kor , dal quale si evince che il 40% dei nonni italiani aiuta economicamente figli e nipoti ad andare avanti, contro una media europea inchiodata al 24%.
Senior in grado di offrire sostegno economico a figli e nipoti  perché capaci di  risparmiare più dei loro coetanei europei, il 54% contro il 47% dei tedeschi, il 44% dei francesi e il 41% dei belgi. Ma i nonni sono un punto di riferimento importante anche perché si prendono cura dei nipoti mentre i genitori sono al lavoro (35% vs 28%) e aiutano nel disbrigo delle incombenze domestiche (25% vs 15%). «Numeri che mostrano quanto sia centrale il ruolo dei senior italiani nel vissuto familiare e nel tessuto sociale ed economico del nostro Paese», ha commentato Mariuccia Rossini, Presidente del Gruppo Korian in Italia. «Ma il sondaggio rivela anche che i nonni italiani sono i meno numerosi a sentirsi cittadini di pieno diritto rispetto ai coetanei europei e questo dato è una spia importante perché evidenzia che ci sono ancora ampie aree di intervento per migliorare la qualità di vita dei nostri over 65, sia con migliori misure di assistenza sia con progetti di coinvolgimento professionale e sociale».

 

L’Active ageing Index parla chiaro

 

E l’Active ageing index (calcolato sulla base di una serie di indicatori (impiegabilità dei senior, partecipazione alla vita sociale, autosufficienza etc.), lanciato sei anni fa dalla Unione Europea, conferma, visto che l’Italia occupa la 14° posizione con un rank complessivo di 34 punti contro i 44,9 della Svezia che non a caso si posiziona al primo posto. Dunque abbiamo un gap da recuperare se vogliamo che i nonni continuino a essere un pilastro del nostro welfare. Per farlo occorrono più progetti per mantenere attivo un esercito di over 65 che oggi corrisponde al 21,4% della popolazione. Una fetta destinata a lievitare. Stando  alle previsioni Istat, infatti,  nel 2050 in Italia ci saranno ben 21.775.809 anziani. Mantenerli in salute è una priorità, non solo per allontanare il periodo della non autosufficienza e contenere le spese del già zoppicante sistema di welfare pubblico, ma anche per motivarli durante il periodo pensionistico che, a causa dell’allungamento della vita, oggi dura in media 20-25 anni. Un arco di tempo che va riempito di contenuti se vogliamo che gli anziani continuino a essere una risorsa preziosa per la famiglia e per la società.

 

Come mantenere gli anziani attivi

 

Qualche timido tentativo per mantenere gli anziani attivi in realtà è stato fatto anche in Italia sulla base di esperimenti realizzati all’estero con successo.  Una delle strade percorse è stata quella dell’ educazione intergenerazionale.  Un esempio di successo in questo ambito è quello di Unicoop Piacenza, una cooperativa sociale che da 30 anni opera sul territorio erogando servizi sociali ed educativi, che dal 2009 sta gestendo un centro intergenerazionale dove convivono una casa di riposo, un centro diurno per anziani e il Nido del Facsal. Qui anziani e bambini, seguiti da un’equipe integrata di operatori socio-sanitari ed educatori, si incontrano e realizzano laboratori di cucina creativa, di natura, di lettura, condividono pranzi e merende. Dal loro dialogo nascono percorsi di crescita per tutti. A Milano, invece, Auser Lombardia ha varato un progetto per la creazione di una rete di “nonni sociali” a disposizione della comunità e a sostegno di genitori in difficoltà o di famiglie disagiate. E, sempre nel capoluogo lombardo, l’Associazione Meglio Milano ha invece dato il via all’iniziativa Prendi in casa uno studente che oggi conta circa 600 convivenze destinate a crescere grazie al contributo della Fondazione Cariplo che quest’anno ha erogato un finanziamento con l’obiettivo di implementare e consolidare il piano nato nel 2004.

 

 

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