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Buoni acquisto: i preferiti dai lavoratori

Anche questa estate, come ogni anno, i datori di lavoro sono chiamati a definire gli strumenti di welfare aziendale previsti nei Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) di riferimento e messi a disposizione dei propri collaboratori.
Che siano erogazioni in denaro, beni o servizi, sono sempre più i CCNL che, in aggiunta agli accordi retributivi, definiscono lo stanziamento dei cosiddetti “flexible benefit”, che possono variare da un importo di 150 a 200 euro, a seconda del tipo di accordo integrativo previsto, fino ad un tetto massimo di 258,23 euro, come indicato dalla normativa.

 

L’importanza del welfare in azienda per combattere (anche) la Great Resignation

 

Ormai è dato per assodato come il benessere personale sia collegato strettamente a un incremento del livello di motivazione, soddisfazione e performance sul luogo di lavoro. Basta guardare al recente fenomeno che nel mondo anglosassone viene definito “Great Resignation”, che indica la notevole crescita del numero di dimissioni volontarie registrato in particolare tra i lavoratori più giovani. Un fenomeno diffusosi inizialmente negli USA, ma che ha iniziato a interessare recentemente anche il mercato del lavoro in Italia. Complice anche l’emergenza pandemica, molti lavoratori hanno ridisegnato la propria scala di valori e priorità, ponendo al primo posto il desiderio di autorealizzazione e di crescita personale e sociale. Alla luce di questa tendenza, assume dunque maggiore rilevanza per le imprese l’attenzione alla tutela della salute, del benessere, del work-life balance e della qualità della vita in azienda, di qualunque dimensione essa sia: sono gli stessi lavoratori a chiederlo.

 

A certificare che questo nuovo scenario si sta imponendo anche nel mercato del lavoro italiano è il Work Trend Index 2022 di Microsoft: il 37% dei lavoratori italiani, infatti, ammette che prenderà in considerazione la scelta di un nuovo lavoro nel prossimo anno. Percentuale che cresce tra le fasce più giovani della popolazione, arrivando a toccare il 49% tra Gen Z e Millennials (in crescita rispetto al 41% registrato nel 2021). Numeri preoccupanti, cui va aggiunto il basso livello di engagement registrato tra i lavoratori italiani (solo il 17% si sente valorizzato dall’azienda in cui lavora, riporta una recente ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano).

 

Cambia inoltre la scala delle priorità tra i lavoratori: il 54% degli italiani dichiara ora di essere più propensi a dare priorità alla propria salute e al proprio benessere rispetto al lavoro. In tale contesto, una ricerca della società di consulenza americana Forrester, affermava come il 79% dei dipendenti si aspettasse un ampliamento dei programmi di benefit aziendale per 2022. Il 68% affermava invece di utilizzarli maggiormente rispetto al periodo pre Covid-19.

 

I vantaggi e le opportunità dei flexible benefit

 

Oltre che per i lavoratori, gli strumenti di welfare sono vantaggiosi anche per le aziende: a differenza di benefit salariali elargiti in maniera diretta, il legislatore, negli ultimi anni, ha previsto la possibilità di dedurre integralmente l’incentivo erogato ai dipendenti sotto forma di benefit. Per il dipendente, infatti, è prevista deducibilità totale fino a 258,23€ (Art.51 comma 3 del Testo Unico Imposte e Redditi). Allo stesso tempo, per l’azienda (ai sensi dell’art. 95 del DPR n. 917/86), la deducibilità è totale, trattandosi di costi del personale legati al lavoro dipendente. Una soluzione interessante e conveniente anche per i beneficiari: i collaboratori che scelgono di convertire il premio di produttività in servizi di welfare ricevono infatti circa il 10% in più in busta paga grazie all’abbattimento del cuneo fiscale.

 

I Buoni acquisto

 

Tra gli strumenti di welfare attualmente disponibili, i più apprezzati dai dipendenti e dalle aziende sono i buoni acquisto, come riportato dalla ricerca condotta da Harris Interactive per Sodexo Benefits & Rewards Services Italia. Secondo i lavoratori italiani, i premi immediati sono infatti i benefit più apprezzati con il 36%, seguiti dai buoni pasto con il 30%. Seguono, nelle successive posizioni della classifica, i bonus a lungo termine (24%), l’assicurazione medica (23%), la mensa aziendale (23%) e i benefit finanziari, quali fondi pensioni e l’assicurazione sulla vita (22%).
Ad attrarre sono le loro caratteristiche di versatilità, semplicità e immediatezza nell’utilizzo e nella distribuzione, libertà di scelta nell’impiego.

 

Che il welfare aziendale sia un valido strumento per sostenere il potere d’acquisto e le necessità familiari, anche alla luce degli ultimi aumenti dei prezzi, ne è convinta Anna Maria Mazzini, Chief Growth Officer di Sodexo Benefits & Rewards Services Italia. Sodexo è un’azienda multinazionale operante nel settore dei servizi per le imprese, per il settore pubblico e per i privati, e con la sua divisione Sodexo Benefits & Rewards Services Italia Srl offre servizi che spaziano da benefit come il buono pasto e i buoni acquisto fino a programmi di welfare aziendale strutturati, servendo più di 600.000 beneficiari.

 

“Se da un lato si registra un crescente interesse verso l’adozione di strumenti di welfare aziendale, sono ancora molte organizzazioni che non hanno la possibilità di adottare piani di welfare strutturati, a causa delle loro dimensioni o di difficoltà organizzative” continua Mazzini. “Strumenti come i Buoni Acquisto Sodexo (che consento acquisti online e in negozi tradizionali in un’ampia gamma di settori) sono quindi un notevole semplificatore di complessità, e un modo semplice per conoscere i benefici del welfare aziendale e le sue potenzialità, non solo sotto il profilo contrattuale ma anche sociale”.

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