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Poter scegliere da dove lavorare migliora il benessere e la produttività

Sono soprattutto le nuove generazioni a preferire l’alternanza casa-ufficio e le imprese devono saper rispondere alle nuove esigenze per attrarre i migliori talenti

 

La libertà di scegliere da dove lavorare ha un impatto significativo sul benessere del lavoratore e dunque sulla sua produttività. Lo rivela l’Hybrid Ways of Working Global Report 2022 di Jabra (società internazionale specializzata in soluzione audio e video) che ha intervistato 2.800 professionisti in sei paesi del mondo per analizzare il rapporto tra la motivazione del lavoratore e il luogo fisico in cui lavora.

 

Più autonomia di scelta
Dopo una lunga fase di smart working forzato a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, diverse aziende stanno promuovendo il ritorno in presenza, ma molti professionisti chiedono più autonomia nell’organizzazione del proprio lavoro e nella scelta tra lavoro da remoto o in ufficio.
In questo contesto, dal report emerge che i dipendenti che hanno la piena autonomia nella scelta del luogo e delle modalità di lavoro riportano all’unanimità un punteggio di esperienza lavorativa più alto (77%) rispetto alle loro controparti di media (73%) e bassa autonomia (65%). Questa libertà impatta positivamente soprattutto sul senso di appartenenza all’azienda, sul livello di produttività, la fiducia nei leader, e un miglior equilibrio vita-lavoro.
La libertà e l’autonomia risultano quindi essere elementi fondamentali da tenere in considerazione per la cultura organizzativa e il successo dell’azienda.

 

Alternanza casa-ufficio, l’opzione preferita
La modalità ibrida che alterna lavoro da remoto e in presenza è la più apprezzata: l’ha scelta la maggioranza dei dipendenti che hanno piena possibilità di scelta (57%). Questo dato è più del doppio di quelli che scelgono di lavorare completamente a distanza (28%) e più del triplo di quelli che scelgono di lavorare completamente in ufficio (15%).
La preferenza tra casa e ufficio sembra essere direttamente collegata al numero di riunioni: tra coloro che passano più del 50% del loro tempo in meeting, il 75% preferisce il lavoro da casa.
Nella preferenza al lavoro ibrido si nota una differenza generazionale: la Gen Z e i Millennials sono più riluttanti a lavorare a tempo pieno in ufficio e solo il 19% di loro preferisce una settimana intera in ufficio, mentre questa percentuale sale al 26% per la Gen X e il 30% per i Boomers.

 

L’importanza di spazi permanenti di lavoro
L’ambiente fisico che ci circonda ha un impatto diretto sul nostro umore e, di conseguenza, sulla nostra produttività. Per questo molti lavoratori che si sono ritrovati in smart working hanno creato nelle loro case uno spazio domestico dedicato alle ore di lavoro. Contemporaneamente, anche le aziende hanno riconfigurato lo spazio dell’ufficio per creare nuove sale riunioni, ristrutturare i gruppi di scrivanie e le sale di ritrovo: in generale, hanno ottimizzato gli spazi per renderli più funzionali alla nuova modalità di lavoro ibrido.

 

L’ufficio rimane importante anche in questo modello: quasi 4 lavoratori su 10 affermano che sentirebbero meno lealtà e impegno verso la loro azienda se non avessero uno spazio di lavoro regolare e permanente da usare nei giorni in cui desiderano lavorare in presenza.
Anche perché la maggior parte dei dipendenti (7 su 10) si definiscono abitudinari e sostengono che se non avessero uno spazio fisso assegnato sceglierebbero comunque la stessa postazione ogni giorno.

 

“L’ufficio ovunque” e il “terzo spazio”
Le nuove generazioni che sono entrate nel mercato del lavoro durante i lockdown e la pandemia hanno conosciuto solamente il modello di lavoro ibrido, per questo il 64% della Gen Z considera il proprio “ufficio” un qualsiasi luogo in cui poter lavorare semplicemente con computer, cuffie e una buona connessione Internet.
In particolare il 10% dei “nativi ibridi” sostiene che il suo spazio di lavoro abituale è un “terzo spazio” (ad esempio, luoghi di co-working, caffè, biblioteca, ecc) piuttosto che la proprio casa o l’ufficio tradizionale. Questa percentuale è il doppio di quella dei Millennials e circa il triplo di quella dei Gen X e Boomers.
Dal momento che la Gen Z costituisce ad oggi una fetta sempre più grande della forza lavoro, diventa fondamentale per le imprese comprendere queste preferenze di localizzazione per riuscire ad attrarre i migliori talenti.

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