Fondi pensione e casse previdenza investono così

Meno obbligazioni italiane e più investimenti alternativi nei portafogli degli investitori istituzionali made in Italy. Lo dice la Mercer Asset Allocation Survey 2018.

 

Solo il 38% del portafoglio obbligazionario di Casse di previdenza, fondazioni bancarie e fondi pensione italiani è destinato ai titoli di stato nazionali, contro il 41% della Francia, il 48% della Gran Bretagna e il 57% della Germania, il 51% della Spagna. La restante parte, ovvero il 62% del portafoglio è suddiviso, invece, tra titoli di stato stranieri, corporate bond esteri e domestici. A dirlo è la ricerca Mercer Asset Allocation Survey 2018, della società di consulenza Mercer, che ha messo a confronto i loro investimenti con quelli di analoghi organismi nel resto d’Europa.

 

 

Asset allocation diversificata

 

 

Ma dallo studio, che ha analizza oltre 900 portafogli istituzionali per attività complessive pari a oltre 1.100 miliardi di euro (100 miliardi fra gli italiani) e che è giunto ormai alla 16esima edizione, emerge un quadro piuttosto confortante per i fondi di casa nostra, almeno quelli di taglia maggiore e in grado di mettere in campo le migliori competenze: «La nostra asset allocation complessiva appare molto ben bilanciata e diversificata anche rispetto ad altre economie dove l’educazione finanziaria è superiore», ha detto ai media Marco Valerio Morelli, Amministratore delegato di Mercer Italia, «ormai non esiste più il modello di qualche anno fa concentrato sul real estate e sul debito».

 

Aumenta interesse per temi sociali, ambientali e di governance

 

 

Lo studio firmato da Mercer evidenza anche una  quota elevata in investimenti alternativi detenuta dai nostri fondi (19%, si tratta principalmente di prodotti a ritorno assoluto), mentre sulle azioni siamo ormai in linea con il resto del Vecchio continente (28%). Un importante passo in avanti se si pensa che nel 2015 la quota di obbligazioni in pancia alle società italiane era ancora pari al 52%. E aumenta la percentuale di investitori istituzionali europei che mostrano interesse per i temi ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social and Governance). Il 17% del campione preso in considerazione, tiene infatti conto dei rischi di portafoglio legati ai cambiamenti climatici. Percentuale questa che in Italia è del 15%, ma è  più marcata la quota degli investitori istituzionali che ha integrato i fattori Esg a monte della strategia di portafoglio (46%).

 

 

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