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Tu lavora che io mi godo la pensione

I dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla dichiarazione dei redditi del 2018 sono significativi. In un Paese dove sembra mancare un ricambio generazionale chi paga il costo delle pensioni? E in quali regioni si versano più contributi?

 

In Italia una persona su tre vive di pensione e gode di regolare assegno da parte dell’Inps. Un dato rilevante, che emerge dalle rilevazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) sulle dichiarazioni dei redditi 2018, relative all’anno di imposta 2017. Circa il 39% dei redditi imponibili del nostro Paese è dunque una pensione.

 

Se poi andiamo ad analizzare in profondità le statistiche sulle dichiarazioni relative all’anno d’imposta 2017, vengono fuori innanzitutto delle rilevanti differenze tra regione e regione, dettate anche dalla differenza di superficie totale e dall’ampiezza della popolazione.

 

Su un totale di 14.517.770 pensionati contribuenti, la regione che detiene il primato è di gran lunga la Lombardia con 2.491.253 (17,16%), seguita dal Lazio con 1.272.439 (8,76%), dal Piemonte con 1.228.805 (8,46%) e dal Veneto con 1.223.132 (8,43%). Agli ultimi posti troviamo invece la Valle d’Aosta con 34.517 pensionati contribuenti (0,24%), il Molise con 86.224 (0,59%) e la Provincia autonoma di Bolzano con 124.501 (0,86%).

 

Le statistiche relative alle dichiarazioni 2018 ci danno anche una panoramica relativa al reddito complessivo. In Lombardia, regione con il maggior numero di pensionati, il reddito complessivo per numero di contribuenti ammonta a 57.305.178 euro, nel Lazio scende a 30.348.573, nel Piemonte a 26.750.107 e in Veneto a 25.659.781. Agli antipodi troviamo la Valle d’Aosta con un ammontare di 783.058 euro, il Molise con 1.318.313 e la Basilicata con 2.163.299.

 

Un paese senza ricambio generazionale

 

Numeri importanti, che ci restituiscono il quadro di un Paese in cui il ricambio generazionale sembra bloccato. Le ragioni di questo fenomeno, che vede le pensioni al centro dei redditi imponibili, sono da ricercare nella crisi demografica che affigge il nostro Paese, nel progressivo invecchiamento della popolazione e nella crisi economica e del lavoro.

 

Per capire meglio questi dati è giusto inquadrarli all’interno della cornice complessiva delineata dalle analisi del Mef. Nell’anno 2018 il reddito complessivo dichiarato ammonta a circa 838 miliardi di euro, 5 miliardi in meno rispetto al 2017 (-0,6%), per un valore medio di 20.670 euro (-1,3% rispetto al 2017).

 

Il primo posto spetta alla Lombardia con 24.720 euro, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano (23.850 euro); la Calabria è invece la regione con il reddito medio più basso (14.120 euro), confermando il trend di una cospicua differenza tra regioni meridionali e settentrionali per quanto concerne questo indice.

 

Nel complesso i redditi da lavoro dipendente e quelli da pensione costituiscono circa l’84% del reddito totale dichiarato. Il reddito medio più elevato è quello dei lavoratori autonomi (43.510 euro), mentre quello dichiarato dagli imprenditori – ovvero i titolari di ditte individuali – ammonta a 22.110 euro.

 

Più basse le entrate per i lavoratori dipendenti (20.560 euro) e per i pensionati (17.430 euro). Questi ultimi possono però contare su una crescita dell’1,5% rispetto all’anno di imposta 2016. La stessa tendenza ha toccato i redditi medi da lavoro autonomo (+4,2%) e d’impresa (+3,8%); a presentare una leggera inflessione è invece il reddito medio da lavoratore dipendente (-0,6%).

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