Ascoltare e personalizzare, il futuro del welfare

Per comprendere meglio l’evoluzione del welfare in questo particolare momento storico, Tuttowelfare.info si è confrontato con due esperti

 

Palestre, maggiordomo, asili aziendali; ma anche rimborso delle spese di viaggio e auto. Molte sono le misure di welfare aziendale che le aziende hanno implementato negli ultimi anni per ingaggiare sempre più i dipendenti e supportarli nella gestione dell’equilibrio fra vita personale e professionale. Ma la pandemia ha cambiato tutto.

 

Da un giorno all’altro molte imprese hanno dovuto remotizzare le attività dei propri dipendenti e, in questo modo, i piani welfare basati sulla presenza fisica dei lavoratori – e soprattutto le soluzioni legate al pendolarismo – si sono rivelati vani. Insieme con il modo di lavorare, infatti, sono cambiate le esigenze del personale aziendale, trasformandosi sempre più in bisogni psico-fisici. Le aziende si sono pertanto trovate a dover gestire – oltre all’organizzazione dell’Home working – un ripensamento delle misure ideate e applicate in precedenza. Ma qual è la situazione attuale?

 

Per comprendere meglio l’evoluzione del settore, in questo particolare momento storico, Tuttowelfare.info si è confrontato con due esperti del welfare: Danila Mignardi, Responsabile Area Wellbeing & Welfare di Hermes Consulting e Dario Pederiva, Direttore Area Sales Large Corporate di Eudaimon.

 

Linguaggio verbale e respirazione consapevole

 

La prima peculiarità del lavoro a distanza riguarda una nuova modalità di comunicazione. Parlando attraverso lo schermo, secondo Mignardi, è fondamentale utilizzare una tecnica comunicativa in grado di sviluppare fiducia nel team, lavorando sul potenziamento dell’intelligenza linguistica che porta a scegliere le parole più utili per creare vicinanza, unita ai giusti colori di voce e a un ‘nuovo’ linguaggio del corpo, che vede ridotto il ruolo della gestualità. Questa pratica è utile soprattutto per la gestione di collaboratori da remoto, uno dei temi più ricorrenti durante il lockdown.

 

Per rispondere alle recenti esigenze, Hermes Consulting ha proposto misure di welfare che trattano nuove tematiche di benessere. “Tecniche che, traducendo studi neuroscientifici in pratiche quotidiane, sono utili a far sentire le persone a proprio agio anche in un contesto di isolamento che ha costretto i più a entrare in contatto con nuove e spiazzanti emozioni”; interventi altamente ingaggianti, che prima del Covid erano considerati ‘superflui’. Fra le pratiche richieste e introdotte nel corso della pandemia troviamo anche quella che viene definita “respirazione consapevole”: “Grazie a questa tecnica le persone – a ogni livello – possono lavorare su loro stesse e sulla propria consapevolezza, con l’obiettivo di raggiungere maggiore concentrazione e lucidità volte al risultato, o gestire l’ansia e ridurre lo stress”, ha spiegato la Responsabile Area Wellbeing & Welfare di Hermes Consulting.

 

Tutte le pratiche proposte vanno a coprire, grazie al potenziamento della centratura personale, la sfera del benessere. E questo parte da dentro. Ecco perché, durante l’emergenza sanitaria, le aziende hanno chiesto un supporto per rafforzare la consapevolezza dei propri dipendenti attivando, per esempio, un cambio di mindset (da fisso a dinamico). Il cosiddetto “growth mindset” è infatti l’approccio più utile per agevolare qualsiasi transizione o processo di cambiamento, come l’attuale emergenza sanitaria.

 

“Quello che abbiamo osservato è che, grazie a queste misure, le persone si responsabilizzano, attivandosi per cavalcare la situazione e non rimanerne vittime, subendone passivamente gli eventi”, ha proseguito Mignardi. Certo, può verificarsi qualche scetticismo iniziale, resistenze che si superano inserendo le pratiche in una cornice teorica che ne spiega i vantaggi e informa il personale di quanto il potenziale umano sia alleato del benessere, ingaggiandolo poi con la sperimentazione delle tecniche concrete.

 

Secondo Hermes Consulting, “consapevolezza” rappresenta la parola chiave per il futuro del welfare, che sarà sempre più orientato verso pratiche che permettono di vivere le crisi con maggiore efficienza, attraverso percorsi individuali, di gruppo, di coaching, per poter continuare a sentirsi parte dell’azienda anche a distanza.

 

Un coach che ascolta e accompagna il cambiamento

 

Proprio il coaching, secondo Pederiva, rappresenta il futuro. Durante i mesi di lockdown sono emerse esigenze differenti, anche fra persone della stessa fascia d’età: “Per esempio, solo considerando i Millennial troviamo persone single, genitori e caregiver”, ha spiegato il Direttore Area Sales Large Corporate di Eudaimon. “Ognuno di loro ha bisogni specifici e non è possibile pensare di offrire una soluzione standardizzata”. Serve, dunque, qualcuno che ascolti le persone, pilastro su cui si basano (ancora) le imprese, e faccia da mediatore fra i bisogni organizzativi e quelli individuali; un collante che risolva i problemi accompagnando per mano le persone nei percorsi di cambiamento.

 

Il 2020 infatti, con la pandemia di Covid-19, ha solo accelerato il processo di trasformazione che la rivoluzione digitale e i cambiamenti socio-demografici interni alle imprese avevano iniziato. Il mondo è stato stravolto all’improvviso. E, attraverso i suoi strumenti, il welfare può essere un ottimo aiuto per affrontare questi cambiamenti. “Lo scenario attuale rappresenta una grande sfida nella gestione dei piani; è necessario anticipare i bisogni emergenti, l’evoluzione tecnologica e demografica delle aziende, ridefinire i servizi e articolare percorsi di coaching all’interno della strategia aziendale, per aiutare le persone a superare le proprie difficoltà e imparare a orientarsi all’interno dei piani di welfare offerti dalle aziende”, ha proseguito Pederiva.

 

Il lockdown ha spostato il focus del welfare su temi di protezione sociale (in particolare sul wellbeing), di sostegno al reddito, previdenza, work-life balance e formazione. “Durante il 2020 abbiamo puntato su servizi a favore degli smart worker: dal supporto psicologico a quello pedagogico, fino a seguire il filone per la didattica a distanza e del sostegno ai caregiver”, ha proseguito Pederiva. Anche secondo Eudaimon il Covid ha aperto la strada a una nuova forma di welfare, più concreta e personalizzata, volta a sostenere le persone nei periodi di cambiamento e ad aumentare la loro consapevolezza.

 

“È necessario, così, non solo ascoltare il management, per conoscere l’azienda con cui si lavora, ma anche i bisogni emergenti dei singoli lavoratori, attraverso survey, interviste e focus group e tornare da loro con risposte concrete, che li facciano sentire partecipi del progetto, della comunità, dell’azienda; un’impresa che li ascolta, li tutela e li mette in primo piano rispetto al business operativo”. L’implementazione di un percorso di coaching e di misure personalizzate aiuta le aziende a trasmettere un messaggio importante, ovvero che, anche in un momento difficile, il lavoratore non viene abbandonato. “Lo stesso lavoratore che rappresenta l’asset fondamentale per le aziende del presente e del futuro”, ha chiosato Pederiva.

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francesca.albergo@tuttowelfare.it