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Belron, welfare per ingaggiare e includere le persone

Engagement e inclusione dei dipendenti, affinché tutti avessero la percezione di appartenere a un gruppo orientato al benessere della organizzazione aziendale. Da qui è nato il piano del leader mondiale nella riparazione e sostituzione dei cristalli per auto.

 

Engagement, inclusione e people caring: queste sono le tre parole chiave su cui si fonda il welfare aziendale in Belron, leader mondiale nella riparazione e sostituzione dei cristalli per auto con marchi molto conosciuti (Carglass, Autoglass, Safelite e O’Brien).

 

“In Italia l’azienda è presente dal 1988 e dà lavoro a circa 900 persone”, spiega Paola Nosenzio, Employee Relations Manager di Belron Italia. “Il primo scopo del nostro piano di welfare è nato da un’esigenza di engagement e inclusione dei nostri dipendenti, perché volevamo che tutti avessero la percezione di appartenere a un gruppo orientato al benessere della organizzazione aziendale, così come del singolo. A questo senso di inclusione, si sono aggiunti, poi, anche altri effetti positivi come il miglioramento del nostro clima aziendale, la fidelizzazione e la produttività”.

 

In Belron Italia si è partiti da una situazione di clima interno già molto positiva: “Quindi per noi attuare un progetto di welfare ha significato soprattutto rafforzare e ingaggiare ulteriormente questo senso di orgoglio e appartenenza già presenti”.

 

Nel 2017, per la maggior parte della popolazione aziendale, “è stato introdotto un welfare legato agli incentivi, com’è proposto dalla legge di Stabilità del 2016, quindi legato al raggiungimento di certi obiettivi aziendali e performance individuali”, che permette di maturare crediti welfare spendibili nei servizi presenti sulla piattaforma di Eudaimon, il provider scelto per la gestione del welfare.

Per una piccola parte dei lavoratori, circa una sessantina di persone, della sede nell’unità territoriale dell’hub di Origgio, in provincia di Varese, esiste invece “un welfare sotto forma di Premio di risultato” che, basandosi su particolari accordi territoriali consente la scelta di convertire il premio in denaro o di utilizzarlo come crediti welfare sulla piattaforma.

 

Ampliare l’uso dei servizi grazie alla comunicazione

 

La scelta di Belron Italia di erogare servizi di welfare attraverso Eudaimon, tra i più noti provider del settore, nasce dall’osservazione dell’organizzazione aziendale e dei suoi bisogni, perché l’azienda è dislocata sul territorio italiano in modo frammentato (all’head office milanese con circa 200 persone si affiancano 180 centri di assistenza diretti sparsi per tutta Italia).

 

La necessità era quindi quella di assicurare a tutti i dipendenti, a prescindere dalla propria sede di lavoro, lo stesso senso di inclusione, esigenza che poteva essere garantita al meglio solo mettendo a disposizione una piattaforma online che garantisse a tutti indistintamente le medesime possibilità di scelta .

 

“I servizi presenti in piattaforma spaziano dai buoni acquisto o rimborsi spese, come quelle sostenute per l’educazione dei figli o per i servizi per famiglie, fino alle attività di wellness o legate alla salute. Tutto ciò che è previsto dalla legge è usufruibile, come il rimborso dei trasporti, degli interessi passivi del mutuo, l’ingresso al cinema o l’entrata in parchi a tema. Oppure, ancora, i corsi di formazione, che possono essere acquistabili con voucher sul portale oppure attraverso il rimborso diretto del corso stesso”, continua Nosenzio.

 

Oltre ai servizi messi a disposizione dalla piattaforma, il singolo dipendente ha anche la possibilità di scegliere di ‘convenzionare’ lui stesso il servizio che gli interessa, facendolo inserire poi nel portale in modo da taylorizzare il servizio di welfare e adattarlo alle proprie esigenze.

 

Belron ha inoltre investito molto in formazione e comunicazione del piano di welfare, partendo dai manager e raggiungendo poi tutti i dipendenti, anche nelle singole filiali dislocate sul territorio: “Perché il welfare funziona se tutti ne hanno piena consapevolezza”, commenta l’Employee Relations Manager.

 

Il problema, secondo Nosenzio, risiede proprio qui: “Più sono le informazioni che le persone hanno a disposizione, più le stesse hanno consapevolezza dell’utilità del welfare e più questo viene utilizzato. Al contrario, più le persone non ne vedono le potenzialità, più non è percepito il suo reale valore, quindi anche il peso economico che deriva dall’avere una somma netta anziché tassata ”.

 

Il prossimo passo su questo tema è lanciare “una survey per capire quanto davvero questi programmi di welfare trovino soddisfazione nei dipendenti, per poter apportare eventuali correttivi”. Nel frattempo, l’azienda non smette di fare comunicazione: “Pensiamo che sia la chiave di volta per far sì che il welfare venga percepito come uno strumento di people caring. Che è esattamente come lo intendiamo noi”.

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chiara.dallatomasina@este.it