I benefit meglio se personalizzati

Le imprese sono ecosistemi complessi fatti da diverse tipologie di persone, con vari livelli di cultura, istruzione, provenienza e vissuti personali. Che un’impresa deve conoscere per approntare un piano welfare di successo con benefit su misura. Così ha fatto Janssen Italia.

 

 

Una recente ricerca A.T. Kearney condotta da Sodexo ha evidenziato che il 54,2 % dei lavoratori vorrebbe essere libero di scegliere il tipo di benefit di cui usufruire, in modo tale che si accordi meglio alle proprie esigenze. Del resto le imprese sono ecosistemi complessi fatti da diverse tipologie di persone, con vari livelli di cultura, istruzione, provenienza e vissuti personali. Ma conoscere i benefit che possano tenere in considerazione le esigenze di ciascuno di loro sta alla base di un piano welfare di successo. Concetto che Janssen Italia, azienda farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson, ha capito molto bene tanto da decidere di giocare la carta della personalizzazione dei benefit. «Il concetto di felicità è personale: lo sforzo che facciamo è di cercare di comprendere quali siano i fattori che fanno sì che una persona si senta felice anche in azienda», ha detto Tiziana Reina, direttore delle risorse umane della società. Sulla base di questo principio l’impresa nei prossimi mesi lancerà un flexible benefit che consentirà, appunto, ai suoi dipendenti di personalizzare i benefit messi a disposizione dall’azienda.

 

A ognuno il suo piano welfare

 

«Metteremo a disposizione un budget, ancora da definire», ha spiegato Reina «con cui ognuno potrà scegliere tra diversi servizi previsti come l’assistenza sanitaria o quella socio-assistenziale per i famigliari anziani o non autosufficienti o il rimborso per le spese scolastiche dei figli. Ai più giovani e ai single saranno dedicati servizi per il tempo libero e lo sport, come abbonamenti in palestra, cinema, viaggi ma anche buoni pasto, abbonamenti ai mezzi pubblici e carte carburante. «Anche questo è un modo per valorizzare la diversità attraverso un servizio», ha chiarito la manager.

 

Stop alle differenze di genere

 

E in un’organizzazione dove il 45% dei dipendenti è costituito da donne non poteva mancare una particolare attenzione alla conciliazione tra carriera e vita famigliare che il personale ha dimostrato di apprezzare, basti dire che al Parental Project – che aggiunge ai cinque mesi di maternità obbligatoria, due mesi retribuiti al 100% dall’azienda – da agosto 2017 al giugno scorso hanno aderito sette mamme e tre papà delle sedi di Latina e Cologno Monzese (Milano).

 

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