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Il welfare come investimento, oltre la fiscalità c’è di più

Ci si interroga spesso sul valore economico del welfare aziendale. In particolare rispetto alle PMI che hanno un fortissimo radicamento sul territorio e che tradizionalmente considerano il welfare come questione che riguarda solo le grandi realtà.

 

Un obbligo o un’occasione? Si tratta, forse, del più radicato quesito che si pongono le aziende quando si trovano di fronte alla scelta dell’introduzione di misure di welfare. Fausto Mazzotti, Presidente di Confcommercio Ascom Lugo, è dell’idea che l’equivalenza letterale fra “welfare” e “benessere” non sia scontata.

 

“Il concetto di welfare aziendale è per lo più collegato, nell’immaginario comune, alle grosse aziende, alle più strutturate. Noi vogliamo permettere anche agli imprenditori più piccoli di applicarlo”, è la sua tesi. Questo perché “si tratta di una risorsa in primo luogo per l’imprenditore, per tornare a un rapporto, appunto, che generi ‘benessere’, con i propri dipendenti e collaboratori, all’interno del contesto lavorativo”.

 

Molti piccoli imprenditori sono convinti che sia tutta una questione di dimensioni: piccolo è bello, senza se e senza ma. Il contesto familiare, a loro avviso, rende più friendly il rapporto con i dipendenti. Sappiamo bene, che nella realtà, le cose non stanno così.

 

Confcommercio Lugo ha aderito a uno dei provider presenti sul mercato: “L’abbiamo fatto più che altro perché i nostri associati avessero modo di sperimentare sin da subito una possibilità concreta di utilizzo di uno dei vari strumenti di welfare presenti sul mercato”, prosegue Mazzotti. “Lo strumento di welfare ideale, per noi, è quello accessibile per i lavoratori, di facile utilizzo per le imprese, con una ricaduta economica diretta per i territori”.

 

Dunque, la scelta è caduta su una piattaforma che, oltre a consentire un maggiore potere d’acquisto ai dipendenti, consentisse di fare acquisti presso i fornitori abituali, quelli della zona. D’altra parte, a enti di categoria come Confcommercio aderiscono molte imprese piccole e piccolissime, quelle che del radicamento territoriale hanno fatto il punto di forza.

 

È forse questa, infatti, l’unica strada possibile per competere, per esempio, con i colossi dell’online. Una piccola attività locale sopravvive solo se è in grado di trovare la propria nicchia, costruendosi, attorno, un contesto di fiducia, di riconoscibilità del marchio e della qualità, ovvero di quel quid pluris che può fare la differenza nella scelta del consumatore.

 

Il benessere dei dipendenti senz’altro può essere uno di questi punti di forza, perché il lavoratore contento è la miglior garanzia di serietà e pubblicità per l’impresa. Si può dire che, in questo contesto, siamo all’abc del welfare aziendale, quello che prevede la spiegazione più elementare alle piccole e medie imprese potenzialmente interessate.

 

L’impegno concreto in Romagna

 

Ecco perché Confcommercio Lugo ha organizzato di recente un convegno che è stato, più che altro, un’occasione di comunicazione verso le PMI. Questo momento di confronto è servito soprattutto ai tanti che non avevano mai sentito parlare, prima, di welfare aziendale, se non come concetto astratto e destinato alle grandi aziende, avulso dal contesto territoriale fatto di piccole realtà tradizionali e familiari.

 

Per esempio, molti dei presenti sono venuti a conoscenza, per la prima volta, della possibilità di legare vantaggi fiscali al welfare aziendale, o di quella di creare un clima migliore e più coinvolgente all’interno delle aziende grazie a questo strumento.

 

Per i piccoli imprenditori non è facile avere l’opportunità e l’occasione di essere informati su tali possibilità: trovare qualcuno che spieghi loro cosa possono fare e come, anche senza strutture complesse alle spalle, non è scontato.

 

Intanto, la partecipazione fa capire che, anche in un piccolo centro della Romagna, in un contesto di PMI molto legate al mercato tradizionale, si comincia a parlare di welfare aziendale come upgrade percorribile e accessibile.

 

È in atto una trasformazione che parte dal basso e, come spesso accade, sono le piccole gocce a scatenare la piena. Vedremo nei prossimi mesi se questi tentativi di informazione e comunicazione capillari avranno portato risultati significativi.

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chiara.pazzaglia@este.it