Lactalis punta all’autosufficienza energetica e combatte lo spreco alimentare

L’attuale crisi energetica internazionali rischia di limitare le risorse messe in campo dalle imprese per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030. Per salvaguardare il percorso di transizione ecologica, alcune aziende si sono subito attivate con una serie di interventi a favore dell’efficientamento energetico.
Tra queste c’è anche Lactalis, primo gruppo agroalimentare in Italia, che con le sue aziende Galbani, Parmalat, Nuova Castelli ha messo in campo un vasto piano per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

 

Energia autoprodotta

 

Ciò che permettere il miglioramento delle prestazioni sono innanzitutto le tecnologie: i cogeneratori e i trigeneratori funzionano attraverso turbine e motori alimentati a gas naturale in grado di garantire un elevato livello di autoproduzione di energia elettrica e parte del fabbisogno di energia termica.

 

Grazie a questa tecnologia, Lactalis è riuscita a raggiungere importanti risultati nel 2021: la fabbrica simbolo di Parmalat a Collecchio (Parma) ha raggiunto un’autosufficienza energetica del 94%, mentre gli impianti Galbani di Corteolona (Pavia) e Casale Cremasco (Cremona) rispettivamente del 90% e del 92%, con conseguenti benefici anche in termini di riduzione di emissioni di CO2.

 

Inoltre Lactalis ha adottato negli anni ulteriori interventi strutturali – come l’installazione di caldaie ad alta efficienza e la sostituzione delle apparecchiature nei sistemi di refrigerazione presso gli stabilimenti di Corteolona, Certosa e Casale Cremasco – che hanno portato ad un risparmio nel gas naturale con impatti di riduzione delle emissioni. Questo ha permesso di ridurre i consumi elettrici del 25%.

 

“Sviluppiamo il nostro modello di business orientandolo ad una sempre crescente attenzione all’ambiente, convogliando importanti investimenti verso la transizione ecologica ed energetica, come dimostrano gli ottimi dati sulla nostra capacità di autoprodurre energia. Nonostante questo, la difficile congiuntura legata all’aumento dei costi dei fattori produttivi che stiamo vivendo rischia di limitare le risorse che vogliamo destinare in innovazione e sviluppo per perseguire gli obiettivi di sostenibilità SDGs dell’Agenda 2030. Come leader del settore lattiero-caseario italiano, ci impegniamo per guidare l’evoluzione della filiera del latte anche in termini di sostenibilità, ma il contesto attuale rischia di compromettere i grandi sforzi che stiamo realizzando, mettendo in forte sofferenza l’equilibrio economico della filiera”, afferma Giovanni Pomella, General Manager di Lactalis in Italia.

 

Meno rifiuti, più economia circolare

 

Non solo energia: la lotta allo spreco alimentare è un pilastro cardine dell’impegno di responsabilità sociale del Gruppo. In questo senso, dal 2017 a oggi, le aziende Lactalis hanno registrato una riduzione complessiva di 551 tonnellate alimentari.
Nello specifico, Galbani ha migliorato del +27,4% le sue performance, passando da 1.367 a 992 tonnellate (-375 in 5 anni), mentre Parmalat le ha migliorate del +22%, riducendo lo spreco da 805 a 629 tonnellate (-176 in 5 anni).
Tali risultati sono stati possibili sia innovando la catena logistico-distributiva, sia privilegiando nuove attività di recupero e conversione nell’ottica di un’economia circolare.

 

“Nella nostra roadmap verso il raggiungimento degli obiettivi SDGs dell’Agenda 2030 la lotta allo spreco alimentare rappresenta una priorità non negoziabile – afferma Vittorio Fiore, Direttore Comunicazione e Public Affairs Lactalis in Italia – Consapevoli di essere il primo gruppo per dimensioni del comparto agroalimentare del Paese, vogliamo perseguire questa sfida con maggiore responsabilità, orientando il nostro impegno per sviluppare e garantire modelli di produzione sempre più sostenibili”.

 

Inoltre, accanto alla lotta allo spreco a livello industriale, Lactalis Italia affianca quella alla povertà alimentare attraverso la donazione di prodotti fuori tempo di commercializzazione ma ancora idonei al consumo. Nell’ultimo biennio sono stati donati oltre 4 milioni di unità a onlus e fondazioni del terzo settore e distribuiti 3,8 milioni di pasti ai bisognosi pari complessivamente al fabbisogno giornaliero di 1,3 milioni di persone.

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