Lo sguardo lungimirante di Atlantia sul welfare

Riccardo Zanon commenta il recente piano welfare di Atlantia, We economy

 

Partecipazione alla vita lavorativa, sia dell’azienda sia della comunità, in cui ciascun lavoratore opera: è uno degli obiettivi di Atlantia, la holding di investimento che gestisce concessioni autostradali e aeroportuali, fornisce servizi per la mobilità e sistemi di pagamento, attraverso il piano welfare ribattezzato “We economy”, il progetto che prevede un nuovo modello di remunerazione per la piena condivisione con i collaboratori delle sfide e dei risultati aziendali .

 

Atlantia ha vissuto da poco un periodo storico non proprio positivo dal punto di vista dell’immagine della società (la reputazione dell’impresa è stata seriamente intaccata dal cosiddetto “caso Autostrade”). Senza voler dare un giudizio sui fatti accaduti, è indubbio che questi possano aver pesato sul suo ruolo sociale, sia come appetibilità della società per il futuro lavorativo del personale in forza sia per i futuri candidati. We economy nasce, a mio modesto avviso, anche come strumento per dimostrare che l’azienda può essere altro da quello che è stato il passato e può offrire ancora oggi un ambiente in cui un lavoratore con capacità può costruire il suo percorso di carriera.

 

È senza dubbio anche un’operazione di marketing, ma non significa che questo sia un aspetto negativo. Atlantia opera nel settore delle infrastrutture autostradali, aeroportuali e nei servizi della mobilità di 16 Paesi (Italia, Spagna, Francia, Regno Unito, Irlanda, Ungheria, Croazia, Polonia, Usa, Canada, Portorico, Colombia, Brasile, Cile, Argentina e India), quindi è in concorrenza con realtà straniere nel conquistare la preferenza dei lavoratori anche attraverso i più svariati strumenti di benefit: per esempio con politiche retributive più vantaggiose e dinamiche rispetto a quelle a cui noi in Italia siamo abituati. Per esempio, in Atlantia l’indennità mensile per gli stagisti è di 1.200 euro: si tratta, secondo i dati di Adecco, del doppio della retribuzione media italiana per uno stage.

 

Nel complesso We economy rappresenta una visione sicuramente lungimirante, non tanto nel modo in cui lo ha applicato o nei servizi che prevede l’azienda, quanto negli obiettivi che si pone. Obiettivi che non sono in contrasto uno con l’altro, ma che hanno il compito di supportare la società nelle sfide future.

 

Riccardo Zanon è avvocato e titolare dello Studio Zanon, specializzato in consulenza del lavoro. Offre risposte e consigli in merito a Diritto del Lavoro, Risorse Umane e Welfare Aziendale. Il suo ultimo libro si intitola: Welfare Terapia – Rilanciare le aziende e prendersi cura dei collaboratori nell’era Covid-19 (Tuttowelfare, 2020).

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