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Se il tragitto casa-lavoro lo paga l’azienda

Trasporto casa-lavoro: dalla legge di Bilancio 2018 al progetto Evo del gruppo Bonfiglioli. Facilitare la vita dei pendolari e ridurre traffico e smog.

 

Il tema del trasporto casa-lavoro è da lungo tempo al centro del dibattito sui benefit aziendali, ma solo con la legge di Bilancio 2018 si è registrato in tal senso un netto progresso, soprattutto nei confronti dei pendolari. Con tale legge, infatti, è stata ulteriormente ampliata la gamma dei beni e servizi che possono formare oggetto di un piano di welfare. 

 

Tra le varie novità introdotte spicca quella illustrata nel comma 28, che prevede due modalità per permettere al dipendente – sia pubblico sia privato – di recuperare le spese di trasporto per recarsi quotidianamente sul luogo di lavoro. La prima gli consente di detrarre dalla propria imposta lorda il 19% delle spese sostenute per acquistare gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e nazionale, per un importo non superiore ai 250 euro annui; questo vuol dire che il risparmio massimo annuale sarà pari a 47,50 euro. Tale detrazione può essere estesa anche al coniuge e ai figli del lavoratore, ma sempre restando nei limiti economici già citati.  

 

Alla detraibilità delle spese sostenute dal dipendente per l’acquisto del pacchetto di spostamenti si aggiunge la seconda modalità, riguardante i cosiddetti buoni Trasporto pubblico locale (Tpl), ovvero il rimborso esentasse che il datore corrisponde per tale spesa.  

 

La legge prevede infatti che il risarcimento degli stessi abbonamenti non concorra a formare reddito di lavoro dipendente. La normativa riguarda il trasporto in città, ma anche quello regionale e nazionale; non include però i biglietti per singola corsa o quelli giornalieri. Le agevolazioni fiscali per i buoni Tpl sono diventate dunque a tutti gli effetti una misura di welfare aziendale; spetta quindi all’impresa stessa stipulare un contratto in merito con le organizzazioni sindacali o mettere nero su bianco un regolamento che sancisca l’accordo tra datore di lavoro e lavoratori. 

 

Misure che rendono più agevole la vita dei pendolari e che incentivano l’utilizzo dei mezzi pubblici, andando a impattare positivamente anche su questioni di carattere ambientale, come la riduzione del traffico e dello smog, soprattutto nelle grandi città.  

 

Il gruppo Bonfiglioli e il progetto Evo 

 

Argomento, questo, che è tornato al centro della cronaca in seguito alla decisione presa dal gruppo bolognese Bonfiglioli, leader nel settore della meccatronica. Circa un anno fa l’organizzazione ha dato il via al progetto Evo, uno stabilimento 4.0 dedicato alla produzione di motoriduttori e al digital retraining.  

 

I tempi del trasloco  dalla sede di Vignola, nel modenese, a quella di Calderara di Reno, nel bolognese  sono ormai maturi e l’azienda ha di recente annunciato di aver stretto un accordo sindacale firmato dalla Fiom e dalle Rsu dei due impianti, che prevede delle misure particolari per chi si troverà a dover affrontare uno spostamento casa-lavoro più lungo.

 

Innanzitutto tutti i dipendenti  non è previsto alcun esubero  avranno a disposizione un servizio di navetta gratuita per raggiungere lo stabilimento Evo. Inoltre, per tutti gli impiegati di Vignola che si troveranno ad affrontare un tragitto più lungo, sono previste delle indennità di trasferimento giornaliere che vanno dagli 1,90 euro (per incremento andata e ritorno da 5 a 20 chilometri dello spostamento) ai 4 euro (per uno spostamento andata e ritorno di più di 80 chilometri).

 

Qualora i dipendenti decidessero su base volontaria di non usufruire di tali rimborsi, possono optare per una serie di riposi aggiuntivi, al fine di conciliare il ritmo vita-lavoro, che vanno da 1 giorno di riposo in più all’anno per un incremento andata e ritorno fino a 20 chilometri a 4 giorni in più per coloro che si ritroveranno a fare un percorso andata e ritorno di oltre 80 chilometri.

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ludovica.liuni@tuttowelfare.it