Gli effetti del Covid sulla Sanità e sulle assicurazioni sanitarie private

Da aprile 2021 ha preso il via il graduale recupero di diagnosi e trattamenti rimandati per l’emergenza da Covid-19. Per gestirlo i medici chiedono nuove assunzioni di personale

 

L’impatto della pandemia sulla salute delle persone non si limita agli effetti diretti del Coronavirus. Anche per chi non ha contratto l’infezione, infatti, l’emergenza sanitaria ha comportato ritardi nelle visite ordinarie e straordinarie, ha rallentato la medicina d’urgenza e limitato gli accessi alle terapie intensive a causa della saturazione di molti reparti, rendendo secondarie – per i periodi più duri della pandemia – le visite di prevenzione. Nello specifico, rispetto a prima del Covid, le nuove diagnosi, stando ai dati raccolti dall’azienda statunitense di data science Iqvia e diffusi da Alleanza Assicurazioni, sono diminuite del 7% (548mila in meno), gli invii allo specialista del 30% (circa 3 milioni e mezzo in meno) e le richieste di esami del 19% (quasi 4 milioni in meno).

 

Dall’aprile 2021, seppur a velocità differenti, è iniziato un graduale recupero. Secondo la ricerca di Iqvia basata su 1.200 interviste a specialisti elaborate nel luglio 2021, si stima un periodo medio di 5,9 mesi per smaltire, per esempio, gli appuntamenti ritardati. Inoltre, dal punto di vista del 73% degli intervistati, in seguito al ritardo di visite-accessi le liste d’attesa sono destinate ad aumentare nei prossimi sei mesi. La stessa percentuale di medici specializzati stima in crescita anche il numero di pazienti da seguire, così come i casi avanzati o più gravi. Un effetto positivo, però, qualcuno l’ha individuato: per il 32% dei rispondenti questo contesto contribuisce a diminuire le richieste di visite improprie.

 

Nuovo personale medico per rispondere alla crisi

 

Il Covid non è il solo responsabile delle difficoltà che medici di base e strutture sanitarie hanno dovuto fronteggiare: la crisi della Sanità ha una storia ben più lunga e affonda le sue radici, tra gli altri aspetti, nei tagli al settore, nella carenza di personale medico e nello sproporzionato carico di lavoro dei medici in attività. Rispondere dunque alle conseguenze del Coronavirus sul Sistema sanitario implica risolvere criticità di più ampio respiro. È in quest’ottica che gli specialisti intervistati hanno indicato come tre principali soluzioni per gestire la grande mole di visite da recuperare in primo luogo nuove assunzioni di personale medico (l’opzione ha registrato il 56% di risposte positive tra tutti i dottori intervistati), ma anche la creazione di percorsi in ospedale più efficienti (49%) e un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale (41%). A seguire, le preferenze si sono rivolte in direzioni come, tra le altre, le sinergie con gli specialisti territoriali, la gestione del paziente a domicilio, le nuove assunzioni di personale infermieristico e l’allungamento di orari e turni.

 

Un altro degli aspetti emersi nell’ultimo paio d’anni è il massiccio aumento della medicina a distanza. Di questa modalità di gestione del rapporto medico-paziente il 65% dei fruitori di queste prestazioni ha avuto un’esperienza positiva. I dati raccolti da Iqvia questa volta fanno riferimento a 800 interviste raccolte nell’ottobre 2021 su un campione di popolazione. Tra i vantaggi individuati dalle persone coinvolte nella ricerca figurano aspetti come il risparmio di tempo e spostamenti, la continuità nel rapporto con il medico e l’opportunità di risparmiare tempo e spostamenti.

 

Le assicurazioni private restano una scelta per pochi

 

Quanto scritto fa riferimento nello specifico al Servizio sanitario nazionale (Ssn), un sistema di strutture e servizi che risponde all’art.32 della Costituzione e mira a portare nell’ambito della Sanità i princìpi dell’universalità, dell’uguaglianza e dell’equità. L’idea dei padri costituenti era che ai cittadini bastasse quest’unico punto d’accesso per soddisfare le necessità di tutti. Oggi, in linea con questa prospettiva, secondo i dati di Censis, Assogestioni e Banca d’Italia raccolti nel 2020, per il 75% delle persone intervistate è prioritario un unico punto di accesso per la salute. Anche alla luce di questo tipo di storia solo il 4% degli italiani ha un’assicurazione salute e secondo i dati Censis un italiano su tre è interessato ad acquistarne una. La spesa sanitaria privata rilevata nel 2020 dagli enti citati è di 35 miliardi di euro.

 

Nella macroarea rientrano anche i servizi privati di welfare aziendale. Il mercato dei provider che offrono servizi di copertura e assistenza sanitaria di questo tipo negli ultimi anni non ha conosciuto uno sviluppo significativo. Gli ingressi di nuovi protagonisti, nel dettaglio, provengono dalla consulenza HR e dal Terzo settore. La prevalenza dei soggetti basati nel Nord è inoltre nettissima, con Milano in testa, e va a confermare il trend dello scorso anno. In quest’ultimo report, però, anche nell’area Sud Italia e Isole appare il primo provider in Sardegna, in questo caso di Terzo settore.

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