Prevenire è meglio che curare

Prevenire è meglio che curare

In un Paese sempre più vecchio e sempre meno intenzionato a investire nella salute pubblica, il ruolo della sanità integrativa diventa cruciale.

 

In Italia la spesa sanitaria totale ammonta a oltre 150 miliardi di euro l’anno; di questi circa 113 sono quelli coperti dall’Ssn (Sistema sanitario nazionale), mentre i restanti 37 sono quelli investiti direttamente dai cittadini (dati Istat raccolti nel periodo 2012-2016). Al momento, sempre secondo l’Istat, l’importo intermediato dalle forme di sanità integrativa si aggira sui 3,5 miliardi di euro.

 

Questa cifra è tuttavia destinata a crescere a causa di due fattori: l’invecchiamento progressivo della popolazione (secondo il Rapporto annuale Istat 2018 l’Italia è il secondo Paese al mondo per longevità dopo il Giappone, con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani) con il conseguente aumento di patologie e l’impossibilità da parte dello Stato di spese più alte a sostegno del Ssn.

 

Si aprono dunque prospettive interessanti nell’ambito della sanità integrativa, sempre più spesso chiamata in causa a supporto della mancanza di fondi statali.

 

È in questo settore che si trova a operare l’Ansi (Associazione nazionale sanità integrativa e welfare), fondata nel 2011 da alcune Società generali di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza sanitaria per dare una risposta alle domande aperte dalle nuove esigenze di welfare.

 

E lo fa attraverso le sue quattro commissioni (Mutue, casse, fondi sanitari, cooperative & welfare; Promotori mutualistici; Welfare, wellness & flexible benefit; Telemedicina & Promotori della salute).

 

Il contributo concreto di Ansi

 

“Oltre a puntare sulla diffusione e la conoscenza della sanità integrativa, stiamo cercando di dare sempre più spazio alla gestione del benessere delle persone”, racconta a Tuttowelfare.info Roberto Anzanello, Presidente di Ansi e di Health Italia, società che opera nel settore con circa 3.500 strutture convenzionate, promuovendo sussidi mutualistici su tutto il territorio e fornendo formazione e consulenza professionale a Fondi Sanitari, Casse di Assistenza Sanitaria e Società di Mutuo Soccorso.

 

Anzanello sottolinea quanto sia importante oggi dare vita a delle strutture “che forniscono strumenti di medicina a distanza, con cui un cliente o un cittadino può fare rilevazioni utili al fine di comprendere il proprio stato di salute, soprattutto in un’ottica di prevenzione di eventuali patologie future”.

Un’inversione di rotta rispetto al passato: “Diventa necessario superare la procedura secondo cui se ho un dolore vado dal medico, mi faccio prescrivere gli esami e poi torno da lui per un’eventuale diagnosi e iniziare a ragionare in una prospettiva di maggiore accessibilità e prossimità agli individui”, aggiunge.

 

Il passaggio è quello da soggetto malato-cura a soggetto sano-prevenzione: “Se riuscissimo a sposare questo tipo di logica si ammalerebbe meno gente, lo Stato avrebbe meno spese e più fondi da investire per le fasce deboli della popolazione”.

 

Una risposta concreta a un quadro in continuo mutamento: “Il nostro Paese è sempre stato un modello di sanità pubblica protettiva nei confronti dei cittadini, ma è impensabile ipotizzare che in futuro le spese governative possano garantire più di quanto fanno oggi”.

 

Le risorse messe a disposizione, infatti, non saranno più sufficienti per tutti: “Presto ci troveremo a fare i conti con tre elementi sociali positivi, ma che impongono spese sempre più alte: il progressivo invecchiamento della popolazione, l’ampliamento della scienza medica e l’evoluzione della tecnologia”.

 

Strumenti a disposizione della sanità integrativa

 

Diventa dunque centrale l’intervento della sanità integrativa: “Oggi dei circa 40 miliardi di euro che i cittadini spendono out of pocket propria per provvedere alle cure mediche, solo 6 miliardi sono destinati a questo settore, e le cause sono da ricercare proprio nella scarsa conoscenza dello stesso”, spiega Anzanello.

 

In quest’ottica anche il ruolo delle aziende diventa fondamentale: “A oggi gli strumenti legislativi, giuridici e fiscali li abbiamo tutti, dobbiamo però imparare a diffonderli”. Le grandi imprese hanno già scelto questa strada “e ci forniscono un riscontro rilevante, visto che circa il 70% dei lavoratori scelgono la sanità come flexible benefit”.

 

Oggi, dunque, la vera sfida è quella che si gioca con le PMI: “Meno del 20% delle risorse conoscono questa possibilità ed è nell’interesse delle società far conoscere tale valore, visto che un dipendente sano è anche più produttivo”.

 

Una sfida a cui i Provider del settore stanno rispondendo con le piattaforme di flexible benefit studiate ad hoc, in cui la sanità integrativa riveste un ruolo centrale: “Questo è uno strumento di importante valorizzazione sociale per tutte le imprese, anche in ottica di fidelizzazione dei propri dipendenti”.

 

Al momento, infatti, sono ancora troppe le persone che decidono di rinunciare ai servizi pubblici a causa di tempi di attesa eccessivamente lunghi e l’intervento delle società potrebbe rivelarsi risolutivo in questo senso.

 

Il futuro del mercato della protezione sanitaria vive dunque il suo momento di maggiore evoluzione: “A nostro avviso il settore sarà ripartito in due pilastri, da un lato il pubblico che provvederà ai bambini, agli anziani e alle persone affette da patologie gravi, dall’altro la sanità integrativa che consentirà a tutti gli altri di accedere a servizi adeguati in termini di prevenzione, seguendo una logica sempre più legata all’assistenza sanitaria, al benessere e ai prodotti naturali”.

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ludovica.liuni@tuttowelfare.it