Monete complementari, un volano per il welfare nelle Pmi

Usare denaro locale per offrire ai dipendenti beni e servizi apre la porta del welfare anche alle piccole e micro imprese. Senza costringerle a sborsare cifre che i loro budget non potrebbero permettersi. E i casi di successo non mancano.

 

Usare le monete locali per favorire l’utilizzo e la crescita del welfare aziendale nelle Pmi mettendo in salvo i loro bilanci. Il che significa acquistare beni o servizi per i dipendenti senza però utilizzare gli euro e intaccare preziosissima liquidità, ma appunto le monete locali che si caratterizzano per la loro dimensione territoriale ed il legame con una comunità di persone. Ma quali sono le monete locali o complementari?
La prima in Italia è stata il Sardex, nata nel 2009 per rilanciare l’economia sarda con la collaborazione fra imprese e il mutuo soccorso.  Da allora le aziende isolane possono finanziarsi reciprocamente e scambiarsi debiti e crediti attraverso la piattaforma online accostandosi al principio dell’antica forma del baratto. Al Sardex aderiscono artigiani, negozi di alimentari, caffetterie, imprese locali e professionisti che danno vita a un circuito commerciale, la cui moneta virtuale di scambio ha un valore pari all’euro (1 sardex = 1 euro), ma non lo sostituisce.
Oggi il circuito è stato già clonato in 11 regioni italiane: Piemex in Piemonte, Tibex nel Lazio, Marchex nelle Marche, Sicanex in Sicilia, Abrex in Abruzzo, Umbrex in Umbria, Samex in Molise, Felix in Campania, Venetex in Veneto, Liberex in Emilia Romagna, Linx in Lombardia, Valdex in Valle d’Aosta. Ma l’obiettivo è coprire tutto il territorio nazionale e conquistare il mercato estero nel 2018 così da costruire un network globale per le piccole e medie imprese.
Agli scettici risponde il Financial Times, per il quale al momento Sardex è  tra le aziende con il maggiore potenziale di crescita, non a caso nell’aprile 2016  ha ricevuto un finanziamento di 3 milioni di euro da parte di Innogest, Invitalia Ventures e Banca Sella Holding, segno che sempre più si crede nelle potenzialità della valuta complementare e nella sua capacità di creare valore nell’economia reale.
Al momento il circuito Sardex.net è il più grande sistema di valuta complementare a cui aderiscono almeno 4 mila aziende in Sardegna e quasi 9 mila conti aperti su tutto il territorio nazionale.

 

Tanti servizi a disposizione

 

La struttura si regge sul fatto che le aziende aderenti pagano un canone annuale di iscrizione e ricevono in cambio dei Sardex con cui avviare le transazioni.
«Un sistema di conti online fortemente legato al territorio di riferimento e alla comunità di persone che su quel territorio vive, lavora e ne condivide i valori, pertanto più disposta a utilizzare una moneta complementare», spiega Gianluca Caffaratti, Amministratore Delegato di Happily, società genovese fondata nel 2015 per sviluppare piani di welfare aziendale e progetti di benessere organizzativo, partecipata al 30% dal Gruppo Centro Paghe, uno dei principali protagonisti sul mercato della consulenza al lavoro in outsourcing.
Quello di Happily è un team di professionisti specializzati nella gestione delle Risorse Umane, costantemente aggiornati sugli sviluppi del mondo del welfare che ha fiutato per tempo le potenzialità delle monete locali in ambito welfare  e ha progettato una piattaforma che consente alle aziende clienti di offrire ai loro dipendenti servizi in Sardex e altre monete di scambio. Una scelta innovativa e coraggiosa che ha dato una spinta decisiva alla crescita dei piani welfare nelle piccole e micro imprese, nicchia di mercato su cui la società ligure ha deciso di concentrarsi. In questo modo corsi di lingue, abbonamenti ai mezzi pubblici, rimborsi di visite mediche, buoni spesa, palestre etc. vengono offerti in moneta locale con un vantaggio economico per le imprese che hanno poco budget a disposizione da destinare ai loro piani welfare. «Ma sia chiaro, non si tratta di un portale di e-commerce, bensì di una piazza online dove le aziende possono decidere quali servizi offrire ai loro dipendenti in una logica di personalizzazione del welfare. La piattaforma poi li mette in contatto con le imprese erogatrici».

 

Network sociale e solidale

 

Il vantaggio di usare le monete locali va però ben oltre il risparmio per le Pmi in ambito welfare.
«Usando le monete di scambio, infatti, si stimolano maggiormente i processi collaborativi sui territori, si facilita la sperimentazione di servizi innovativi, si spinge la crescita di iniziative imprenditoriali, si alimenta insomma il motore dello sviluppo locale, puntando sulla sperimentazione di azioni innovative di welfare territoriale. Tutte azioni che producono effetti socialmente desiderabili», spiega Caffaratti, che ha alle spalle una lunga esperienza di Hr manager all’interno di primarie aziende internazionali. «Potremmo dire, insomma che la moneta complementare inserita nei piani di welfare aziendale delle Pmi diventa al contempo una moneta sociale e solidale», aggiunge l’imprenditore.
Non a caso la Regione Piemonte l’anno scorso ha dato il via a Wecare (Welfare Cantiere Regionale), un programma sperimentale per diffondere il welfare aziendale nelle Pmi territoriali che, grazie all’utilizzo di monete complementari, può essere fatto sia acquistando beni o servizi per i dipendenti senza però utilizzare gli euro e intaccare preziosissima liquidità, sia fornendo direttamente monete complementari ai propri dipendenti e collaboratori da premiare o fidelizzare lasciando a loro la possibilità di scegliere come e in cosa investirli. Con le stesse finalità in Molise è stato avviato Welfare in Samex un sistema di welfare territoriale riservato agli iscritti Samex in grado di attivare sinergie vantaggiose per le imprese, per i lavoratori e per l’intera comunità.

 

Un modello di successo

 

Del resto l’interesse verso piani welfare che consentono l’utilizzo di monete locali si sta facendo velocemente strada. «Per esempio, la nostra collaborazione con Sardex è stata avviata lo scorso luglio e a oggi abbiamo già sei nuovi clienti in Sardegna. Ma con la nostra idea di welfare legato alle monete di scambio ci stiamo espandendo anche in altre regioni come Marche, Emilia Romagna e Piemonte. Insomma l’iniziativa sta piacendo al mercato delle piccole e micro imprese che fino a oggi erano escluse dai piani welfare per via dei costi troppo elevati. Basti dire che i nostri progetti viaggiano su una media di 600 euro a persona», chiosa Caffaratti, che con la sua azienda in un anno è stato capace di mettere in portafoglio 100 clienti e per il 2019 punta al raddoppio.

 

 

 

About the Author /

01@mediainteractive.it