Voucher nel pacco dono, croce e delizia per i dipendenti

Il 52% dei lavoratori apprezza i voucher validi per lo shopping natalizio distribuiti da alcune aziende in occasione delle feste di fine anno. Ma c’è anche chi ne evidenzia i lati negativi.

 

Con il Natale ormai alle porte molte aziende italiane hanno deciso di puntare su una nuova forma di welfare a favore dei propri dipendenti, distribuendo buoni validi per lo shopping e quindi per l’acquisto dei regali destinati ad amici e parenti. Si tratta di voucher defiscalizzati e quindi molto positivi per gli imprenditori, ma anche per i lavoratori. Almeno nel breve periodo. A confermarlo è l’indice di gradimento di questo benefit. Secondo una recente ricerca condotta da Ipsos per Sodexo Benefit & Rewards Services, su un target di 800 dipendenti di imprese private compresi in una fascia di età fra 25 e 60 anni, i buoni shopping sono apprezzati dal 52% dei beneficiari. Un trend in crescita, anche grazie alla comodità di questa formula. Nella maggior parte dei casi le aziende possono ordinare e ricevere i buoni direttamente online. Mentre i lavoratori hanno la possibilità di utilizzarli sia in negozi fisici sia nelle piattaforme di e-commerce convenzionate. «Sta crescendo in maniera esponenziale il numero di aziende che decidono di prendersi cura dei propri dipendenti soprattutto in occasione del Natale, fornendo loro dei buoni acquisto che consentono di fare regali e shopping nella maniera più agevole possibile», spiega Sergio Satriano, managing director di Sodexo Benefit & Rewards Services. «Questi strumenti valorizzano notevolmente i lavoratori che, a loro volta, aumentano il rendimento aziendale. In questo modo l’esperienza di shopping, vista normalmente come stressante e dispendiosa, diventa gratificante. Il vero protagonista non è l’azienda che li richiede, ma il beneficiario finale che può scegliere quando, come, dove e con chi utilizzarli, tornando concretamente al centro del processo decisionale ed emozionale».

 

Il fisco fa da volano

 

I benefici sono però anche economici, visto che i voucher non vengono tassati. «Questi buoni rientrano nella tradizionale categoria di benefit che le aziende offrono ai propri dipendenti nel periodo natalizio», prosegue David Benassi, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’università di Milano-Bicocca. «La vera novità è rappresentata dallo strumento elettronico e dalla spendibilità online che effettivamente sono un vantaggio per i lavoratori. Questi possono infatti scegliere l’oggetto o il servizio che preferiscono». Aggirando la morsa del fisco. «Il vantaggio per dipendenti e imprese risiede soprattutto nelle agevolazioni fiscali di cui usufruiscono questi voucher, che consentono di abbattere i costi fiscali che colpiscono premi in denaro in busta paga», conferma l’esperto. «La diffusione di questi strumenti è strettamente legata alle agevolazioni fiscali, quindi in futuro continueranno a diffondersi nella misura in cui la situazione normativa rimarrà immutata».

 

Agevolazioni sì ma non per tutti

 

Ma un lato negativo della medaglia esiste: «Con gli sgravi fiscali, si favoriscono lavoratori, soprattutto di alcune aziende più grandi e pro-welfare, a svantaggio di dipendenti di altre realtà. Soprattutto di coloro che non hanno un lavoro o lavorano con contratti precari». E non è solo questo aspetto a preoccupare gli esperti. «In un contesto caratterizzato da una tassazione molto elevata, sia a livello retributivo sia contributivo, le elargizioni in natura come la distribuzione di voucher rappresentano un modo per evitare il fisco», va avanti Emilio Reyneri, dello stesso ateneo lombardo -. In questo modo le aziende spendono meno, rispetto ai bonus in busta paga, e i lavoratori ricevono di più. Ma questo vale sono nel breve periodo. Perché i voucher non sono soldi, quindi non contribuiscono alla parte contributiva. Questo vuol dire che in futuro i dipendenti avranno diritto a una pensione più bassa, rispetto a quella che avrebbero maturato ricevendo denaro invece che buoni spesa». Insomma, i vantaggi per gli imprenditori sono assoluti. Quelli per i lavoratori si fermano all’immediato. Eppure il giudizio generale non è del tutto negativo. «Si tratta di una forma di welfare aziendale come molte altre ormai presenti, dagli asili nido aziendali alla palestra gratuita», conclude il docente. «Ogni azienda si regola in base alla propria politica. Con un solo obiettivo: fidelizzare il più possibile i dipendenti e creare condizioni di lavoro ottimali affinché la loro produttività cresca. In quest’ottica i voucher sono positivi perché legano ancora di più i lavoratori alla propria azienda. Proprio per questo, al di là di qualche aspetto negativo, è giusto che siano riconosciuti». Un motivo in più per credere che questo fenomeno sia solo in una fase iniziale.

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