Compassione e cooperazione, è l’ora del welfare inclusivo

Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, propone un progetto di welfare sperimentale, fondato sull’inclusione e sull’interazione tra Stato, imprese e terzo settore. E spiega una nuova chiave per motivare le persone in azienda.

 

Un modello di inclusione, che aiuti a integrare nella “comunità azienda” persone escluse dal mondo del lavoro e da quella fondamentale forma di connessione sociale che questo rappresenta. A maggior ragione oggi, in tempi di emergenza sanitaria e distanziamento sociale. “Welfare Inclusivo” è il progetto ideato da Marta Zighetti, psicoterapeuta e formatrice, insieme con la cooperativa sociale Solidarietà e servizi e con il finanziamento della Fondazione Comunitaria del Varesotto.

 

Nata nella città di Busto Arsizio e allargatasi al territorio dell’azienda consortile Medio Olona, l’iniziativa punta a dimostrare con azioni concrete che, al di là di ogni dinamica competitiva, l’uomo è fatto per la collaborazione e per la relazione. Due elementi che in azienda possono rappresentare un insostituibile vantaggio competitivo.

 

“Abbiamo pensato per lungo tempo che il bene materiale potesse sostituire quello relazionale, che la competizione fosse la vera spinta verso la motivazione. Invece, la risposta giusta è la partecipazione”, spiega Zighetti, che al racconto del progetto sperimentale ha dedicato il libro Welfare inclusivo per generare valore sociale. Viviamo in un contesto ancora vulnerabile, spiega l’autrice, in un sistema ad altissima complessità che ha perso la sua organizzazione. Per la prima volta nella storia, i figli staranno peggio dei propri padri sia per condizioni economiche sia per risorse a disposizione.

 

Appoggiato su pilastri molto friabili, il mondo che ci circonda si basa su grossi fraintendimenti – razionalità vs emotività, felicità vs sicurezza, competizione vs cooperazione – che vanno svelati e superati. “Lo svelamento è progressivo alla conoscenza che ci offrono oggi le neuroscienze, grazie alla conferma di ipotesi avanzate dalla psicologia già 60 anni fa. E cioè che l’essere umano non è un essere razionale, ma emotivo. Se non ci sono relazioni calde e affettive, prevedibili e ricche di contatto fisico, perdiamo facoltà apicali come l’autocoscienza e il pensiero, tipiche dell’essere umano”.

 

Da qui la proposta di una filosofia di welfare che cerchi di ricucire gli strappi che si sono creati nella società. E che superi sia l’originario welfare capitalism, inteso come restituzione di una parte dei profitti ai propri dipendenti e alle loro famiglie, sia il welfare state universalistico, dimostratosi finanziariamente insostenibile. Per Zighetti, è dunque evidente la necessità di abbracciare un nuovo modello di welfare sociale fondato sul concetto di sussidiarietà circolare, ovvero su un’interazione sistematica tra Stato, imprese e società civile organizzata (associazioni, onlus, cooperative sociali, fondazioni). Una nuova formula basata sulla compassione.

 

La compassione come fondamento del nuovo welfare

 

La compassione non è un’emozione, ma una motivazione. È una forma particolare di empatia accompagnata dalla motivazione a far qualcosa per alleviare il dolore dell’altro, è una forma di prosocialità attiva”, spiega la psicoterapeuta. Ispirandosi a questa idea, il progetto prevede di affiancare alla formazione in azienda, rivolta a tutti i dipendenti, un tirocinio lavorativo per persone con fragilità psichica, fisica o economica, segnalate dai servizi sociali. L’idea è che accogliere e accompagnare nel percorso verso l’assunzione una persona in difficoltà possa servire da motivazione ulteriore all’opera di integrazione avviata tra i colleghi.

 

Il momento formativo prevede, infatti, di riflettere sui meccanismi del trauma e della disconnessione, dell’attaccamento e della relazione, dell’integrazione e della compassione, che segnano la vita personale e professionale di tutti. La fase di apprendimento è fatta anche di laboratori di teatro, per cambiare visuale passando dalla competizione alla cooperazione, e di sedute di respirazione yoga per imparare a gestire lo stress attraverso il respiro. A completare la formazione teorica, c’è infine lo strumento della “terapia sospesa”: grazie alle donazioni delle aziende coinvolte, sarà infatti possibile erogare sedute di terapia mirata a chi non può permetterselo.

 

“Il progetto già avviato dallo studio vuol essere un esempio da replicare con altri”, dice Zighetti. Lo studio si propone, infatti, di fare dell’iniziativa un format aperto e di formare le aziende sul modo in cui renderlo operativo nel proprio contesto. “La compassione di per sé è un’attività altamente automotivazionale, che aumenta la resilienza cognitiva, il problem solving, la capacità di far fronte alle difficoltà”. Come dimostrano molti studi, l’attività compassionevole, come il volontariato, è in grado di ridare senso e prospettiva alle persone colpite da un trauma, restituendo capacità progettuale.

 

Una prospettiva quanto mai attuale oggi, in tempi di emergenza sanitaria. “Un’epidemia, qualcosa cioè che anche etimologicamente sta sopra le persone, non può essere contrastata se non con pratiche sistemiche integrate. Quello che serve è un atteggiamento cooperativo e compassionevole”.

About the Author /

giorgia.pacino@tuttowelfare.it