Un reddito salute per finanziare le spese sanitarie dei redditi più bassi

L’idea arriva da Marco Vecchietti, Ceo di Rbm Assicurazione Salute e ha l’obiettivo di combattere le diseguaglianze sociali e la povertà.

 

Dopo il reddito di cittadinanza arriva la proposta di un reddito salute per finanziare le cure pagate di tasca propria, a iniziare dai redditi più bassi e combattere così le diseguaglianze sociali e la povertà. L’idea arriva da Marco Vecchietti, Ceo della compagnia Rbm Assicurazione Salute e si basa su un ragionamento semplice:. «Sottoscrivere una polizza sanitaria o aderire a un fondo integrativo è più conveniente che continuare a pagare di tasca propria le cure private che sempre più spesso costringono gli italiani a ricorrere ai propri risparmi o a indebitarsi», ha spiegato Vecchietti. « Ma Per cogliere al meglio questa opportunità, già utilizzata da oltre il 20% degli italiani, tuttavia è indispensabile che il Governo non abbandoni i cittadini e sostenga questo cambiamento culturale che peraltro garantirebbe di mettere concretamente un freno alle disuguaglianze crescenti e all’impoverimento delle famiglie». Per il Ceo di Rbm Assicurazione pagare di tasca propria le cure private  oltre a non essere equo è anche poco conveniente per il cittadino. «Basta fare alcuni semplici calcoli: il costo aggiuntivo sostenuto da ciascuno di noi per le cure private è, al netto dei benefici fiscali, in media di 530 euro (655 euro meno 125 euro di detrazione). L’accesso alle cure private mediante una polizza sanitaria o un fondo integrativo garantiscono al cittadino un risparmio medio di quasi 245 Euro (considerando il differenziale medio tra costo della polizza/fondo, rimborsato dalla polizza/fondo e deduzione IRPEF). Ma allora perché non consentire a tutti di risolvere il problema delle cure private utilizzando un sistema che dove applicato ha già dimostrato di funzionare bene? Con il Reddito di Salute si potrebbe garantire a tutti i cittadini non ancora assicurati un secondo pilastro sanitario da affiancare al Servizio Sanitario Nazionale».

 

Le risorse per finanziare il voucher

 

Trovare le risorse per finanziare l’idea di Vecchietti non sarebbe nemmeno così complicato come spiega lui stesso: «Lo Stato da tempo riconosce uno sconto fiscale alla spesa privata dei cittadini in sanità. «In quest’ottica una parte delle tasse pagate da tutti noi sono impiegate per riconoscere agevolazioni fiscali ai cittadini (circa 18 milioni di persone nel 2018) che dichiarano di aver effettuato cure private», osserva Vecchietti. «Si tratta di un meccanismo costoso che genera oneri per la finanza pubblica di quasi 3,4 miliardi di Euro e produce effetti decisamente negativi sia dal punto di vista redistributivo che sociale, amplificando anche il divario tra il Nord e il Mezzogiorno (solo il 20% delle detrazioni riguarda Sud e Isole)». Poi incalza: «Peraltro le detrazioni sanitarie risultano, in ragione dell’incidenza percentuale sulla spesa sostenuta, particolarmente inefficaci anche sul fronte del contrasto all’elusione/evasione fiscale che in questo campo ha un’incidenza assolutamente significativa (le stime più accreditate oscillano tra 6 ed 8 miliardi di Euro di base imponibile sottratta ad imposizione)». Dunque, se l’obiettivo è quello di sostenere il reddito dei cittadini di fronte all’incidenza delle cure private, «queste risorse potrebbero essere impiegate con maggiore efficacia, garantendo il Reddito di Salute a chi ancora non beneficia di una polizza sanitaria o di un fondo integrativo», sottolinea Vecchietti. «Bisogna poi considerare che una sanità integrativa per tutti consentirebbe di contenere anche i gap assistenziali sempre più evidenti tra le diverse Regioni sia in termini demografici (speranza di vita alla nascita, indice di sopravvivenza ed incidenza delle malattie croniche) che di outcome clinici. In quest’ottica, preso atto della frattura che attualmente separa il nostro Paese tra Nord e Mezzogiorno, si potrebbe lavorare anche ad una riprogrammazione dei fondi europei per il Sud recuperando una dotazione aggiuntiva per il Reddito di Salute compresa tra 7 e 10 miliardi di euro da finalizzare ai cittadini più penalizzati dalle ridotte capacità assistenziali dei propri sistemi sanitari regionali.

 

Razionalizzare per essere più forti

 

Nello specifico per Vecchietti si potrebbero armonizzare i contenuti dei programmi regionali FESR/FSE, PON nazionali per il Sud, programmi complementari POC, eventuale predisposizione di nuovi PON nazionali, obiettivi di servizio, premialità ed erogare dei voucher ai cittadini del Mezzogiorno per rendere disponibile una forma di sanità integrativa anche in quei territori che, pur a fronte di un maggior bisogno di integrazione, attualmente beneficiano solo marginalmente di polizze sanitarie e fondi integrativi a causa della ridotta presenza di insediamenti aziendali nel proprio territorio. «Alla luce di tutto ciò, il Reddito di Salute potrebbe supportare l’avvio di un secondo pilastro sanitario in grado di assicurare effettività ai principi di universalismo ed uguaglianza sui quali si basa il nostro sistema. In quest’ottica è fondamentale consentire a polizze e fondi sanitari di assicurare tutta la spesa sanitaria privata superando l’attuale impianto normativo fortemente condizionato da un’impostazione pregiudiziale nei confronti del privato ormai non più attuale. L’alternativa è rimanere ‘coerenti’ in teoria ma ‘in pratica’ lasciare i cittadini soli di fronte alla scelta tra pagare e curarsi», conclude il manager.

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