Non solo salute. Alle Pmi piace anche la formazione

Lo dice il  Welfare Index 2018 di Generali.  Anche se assicurazioni, sicurezza e prevenzione sono in cima alla lista dei servizi più richiesti.  

 

Nei contratti integrativi circa un terzo delle aziende oggi ha raggiunto accordi per introdurre misure di welfare, accanto ai premi di risultato erogati in cash. Pmi incluse. A dirlo è il Rapporto Welfare Index 2018 Pmi promosso da Generali con la partecipazione di Confindustria, Confagricoltura, Confartigianato e Confprofessioni, che per il terzo anno consecutivo ha analizzato il livello di welfare in oltre 4 mila piccole imprese.
In base al rapporto Generali nel 2016 le aziende attive nel welfare erano il 25,5%, percentuale oggi salita al 41,2%. Raddoppiate le aziende “molto attive” (in almeno 6 aree di intervento), passate dal 7,2% del 2016 al 14,3% di quest’anno. Risultati di tutto rispetto che hanno spinto il ministro del Lavoro uscente, Giuliano Poletti a lanciare un appello al governo che verrà affinché «sia data continuità alle misure che funzionano, con una garanzia di durata per non lasciare le aziende nell’incertezza».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 

In aumento l’interesse per formazione dipendenti e istruzione figli

 

Tra i servizi offerti dalle aziende ai loro dipendenti viene poi evidenziato un aumento dell’interesse per la formazione: si è passati dal 32,2% all’attuale 36,6% delle aziende, con il 46,7% delle Pmi che intende investire nei prossimi 35 anni sull’educazione, intesa come formazione e contributi all’istruzione dei figli.
Nel campo della salute e dell’assistenza, invece, il 42% delle imprese ha attuato almeno un’iniziativa (erano il 32,2% nel 2016). Nel dettaglio, i Servizi di sanità complementare sono cresciuti dal 29,2% del 2016 all’attuale 35,7% (adesione al fondo di categoria, polizze aziendali).
Per i servizi di prevenzione e cura (sportello medico, convenzione con centri specialistici), invece, si è passati dal 3,6% (2016) all’attuale 11%. Il 59,4% delle Pmi offre ai dipendenti misure organizzative per conciliare i tempi di vita privata con quelli del lavoro (meno del 40% nel 2016), come lo smart working, permessi aggiuntivi per maternità, convenzioni con asili.

 

Solo 1 Pmi su 4 ha gli strumenti per poter gestire un piano di welfare

 

Ma siamo solo agli inizi. Per lo sviluppo del welfare aziendale tra le Pmi nazionali occorre lavorare ancora su due fattori chiave. Il primo è la conoscenza delle norme e degli incentivi visto che a oggi solo una Pmi su 4 possiede gli strumenti per gestire le iniziative. Il secondo è la necessità di associare le imprese per raggiungere la massa critica, come hanno bene evidenziato durante la presentazione del Welfare Index di Generali 2018 Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Cesare Fumagalli (Confartigianato) e Gaetano Stella (Confprofessioni). Solo superando questi due gap si avrà una diffusione a tappeto del welfare aziendale nelle nostre piccole e medie aziende che rappresentano la trama e l’ordito del tessuto industriale made in Italy.

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