Nei prossimi 30 anni boom della spesa pubblica per non autosufficienza

Nei prossimi 30 anni boom della spesa pubblica per non autosufficienza

Lo dice lo studio di Itinerari previdenziali. La grande sfida? Predisporre una copertura di tipo universalistico, con costi accessibili e servizi di assistenza capillari e qualificati.

 

L’invecchiamento progressivo della popolazione farà lievitare nei prossimi 30 anni la spesa pubblica che passerà dall’1,8 al 3 del Pil. Portando la spesa degli italiani per fronteggiare il problema ben oltre gli attuali 9,2 miliardi di euro l’anno. A scattare la fotografia è l’ultimo studio del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, pubblicato nel Quaderno di approfondimento Le sfide della non autosufficienza redatto con il supporto scientifico di Assoprevidenza. Del resto l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. E il fenomeno è destinato a proseguire come confermano anche le ultime stime Istat, in base alle quali nei prossimi 20 anni la quota di persone over 65 supererà il 29% (con un aumento di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2016) e quella degli over 85 oltre il 5%: il tutto mentre si consuma, da dieci anni a questa parte, un significativo aumento dell’incidenza di patologie croniche o altri problemi di salute tra gli ultrasettantacinquenni.

 Il 40% degli italiani non conosce le prestazioni pensionistiche integrative

La pressione generata dall’invecchiamento della popolazione e le sue ricadute socio-economiche, spiegano gli esperti di Itinerari Previdenziali, mettono l’autosufficienza al centro del dibattito sulla riorganizzazione dei sistemi di welfare.
«Nonostante i continui allarmi demografici ed economici, è evidente che l’Italia sia ancora largamente impreparata ad affrontare questa sfida, anche per ragioni di tipo culturale», ha sottolineato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. «Il ritardo del nostro Paese nel predisporre una copertura di tipo universalistico, con costi accessibili e servizi di assistenza capillari e qualificati, è attribuibile infatti anche alla mancanza di consapevolezza dei cittadini che, se per il 40% neppure conosce le prestazioni pensionistiche integrative e per il 70% non intende provvedere alla previdenza complementare, alla non autosufficienza non pensano proprio. Anzi, il problema è spesso affrontato solo quando accade nel proprio giardino di casa».

Necessario agire sul fronte dell’educazione alla prevenzione

Il tutto anche se, come evidenzia il Quaderno, i cittadini italiani già spendono 9,2 miliardi di euro per fronteggiare la non autosufficienza: una cifra, verosimilmente sottostimata in quanto in larga parte imputabile a badanti (spesso irregolari), che va ad aggiungersi ai 31,2 miliardi di euro di spesa già sostenuta dallo Stato. E le prospettive per il futuro non sono rosee. «Le responsabilità sono anche dei policy makers che, solo di recente e dopo varie titubanze sul tema del long term care e agevolazioni fiscali, hanno mosso passi avanti», ha commentato Brambilla. «Le famiglie svolgono un gran lavoro, ma non possono essere lasciate a loro stesse per mancanza di guida, orientamento e aiuto da parte del welfare pubblico. Occorre, inoltre, agire su educazione prevenzione».

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