Pniec: Smart working e settimana corta per ridurre le emissioni
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Pniec: Smart working e settimana corta per ridurre le emissioni

Se non è una piccola rivoluzione, almeno sulla carta, poco ci manca. L’Italia, per centrare gli obiettivi europei sulle emissioni di gas nocivi, proverà a cambiare lo stile di vita di milioni di lavoratori incentivando smart working e settimana corta. A metterlo nero su bianco è stato il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica presentando il Piano nazionale integrato Energia e Clima (Pniec) alla Commissione Europea. Un documento importante, che da un lato sottolinea l’attuale ritardo rispetto alla tabella di marcia che dovrebbe portare a emissioni zero entro il 2050, segnalando in particolare una riduzione delle emissioni dei settori non industriali al 35,3%-37,1% rispetto al 2005 invece del -43,7% richiesto, dall’altro propone soluzioni innovative per accelerare il percorso di transizione.

Come spiegato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin: “Sarà necessario avviare da subito una significativa riduzione delle emissioni pari a oltre il 30% rispetto ai livelli del 2021, da conseguirsi prevalentemente nei settori trasporti, civile e agricoltura”. Un obiettivo ambizioso, che potrà essere raggiunto, secondo il ministro, anche aumentando significativamente le ore in smart working e ipotizzando “riduzione delle giornate lavorative a parità di ore lavorate” in modo da limitare gli spostamenti dei privati e i conseguenza le emissioni prodotte.

Una proposta che sta facendo discutere e che ha costretto a una precisazione da parte di Pichetto Fratin: “tra le ipotesi che sono state previste c’è anche quella di valutare, a parità di ore, organizzazioni di lavoro diverse, ma questo fa parte poi delle contrattazioni”. Quello del ministro, forse, è più un auspicio che un’indicazione. In ogni caso, ci sarà tempo per vagliare tutte le ipotesi, anche perché decisioni definitive verranno prese solamente nel giugno del 2024: “Questa è una proposta – ha spiegato il ministro – il testo conclusivo arriverà a giugno del prossimo anno: ora si apre il confronto sul documento a livello nazionale, oltre che con le istituzioni europee, anche per farlo evolvere”.

Intanto, grazie ai dati raccolti dal sindacato autonomo dei lavoratori pubblici FLP (Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche) si scopre che finito lo stato di emergenza il lavoro agile in cinque ministeri (Mef, Ambiente, Interno, Agricoltura, Made in Italy e alle Dogane/Monopoli viene concesso mediamente per 6 giorni al mese. Numeri difficilmente compatibili con l’ambizioso progetto del Pniec

 

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